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Barelli su Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport

Federazione
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(di Lia Capizzi / Corriere dell Sera) Paolo Barelli, sottosegretario ai rapporti con il Parlamento, deputato di Forza Italia ma soprattutto dal 2000 presidente della Federnuoto: le 43 medaglie vinte dall’Italia a Parigi sono un bottino straordinario in uno degli Europei più competitivi di sempre.
«Ci voglio includere anche le 22 medaglie degli azzurri a Birmingham. Proprio voi del Corriere avete dedicato le prime cinque pagine di apertura a nuoto e atletica rilanciando il messaggio globale di una bella Italia che vince, che sorride, di campioni che sono un esempio».

L’Italia ha dominato le classifiche per Nazioni nei tuffi, nel nuoto di fondo e in vasca. Medaglie e piazzamenti, il termometro della profondità del movimento.
«Questi risultati sono figli di un miracolo italiano. Pensiamo a Gran Bretagna, Germania e alle nazioni nordeuropee che integrano lo sport come pilastro della formazione scolastica e universitaria.
Da noi tutto poggia sull’attività delle organizzazioni no-profit che sono le società sportive. Va incrementato il sostegno da parte dello Stato con ogni possibile azione. La realtà del nuoto è molto complessa e molto vulnerabile».

Si riferisce alle piscine?
«Certo, migliaia di metri cubi di acqua da depurare e scaldare con costi energetici enormi e con conseguenti oneri».

Per tamponare le emergenze, post Covid e rincari energetici, negli ultimi 4 anni sono stati stanziati quasi 180 milioni. Proprio lei ha esercitato una forte pressione nei confronti del governo di cui fa parte.
«È grazie a queste contribuzioni, concesse dal governo Meloni, se molte piscine sono riuscite a sopravvivere anziché chiudere. Sono state assegnate in maniera meritocratica a seconda dei metri quadrati di ogni piscina. Tenendo anche conto se una società sportiva fa attività agonistica».

L’agonismo cosa comporta in termini economici?
«Avere una squadra agonistica è un costo enorme perché tu devi dare a venti atleti, almeno quattro ore al giorno, tutta un’intera vasca. Con l’aumento dei costi energetici molte piscine hanno tagliato l’agonismo. Adesso dobbiamo tradurre il grande entusiasmo dei risultati di Parigi in fatti. Mettere in condizione le società sportive e le Federazioni di poter operare ancora meglio tagliando oneri e tasse».

Ne ha già parlato con i colleghi?
«La sensibilità c’è già, la premier Meloni si è esposta nel commentare il grande valore che danno i nostri campioni all’immagine del Paese, lei come il ministro degli Esteri Tajani. Anche il ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti, che sa bene come il nuoto sia benessere psicofisico, sa che imparare a nuotare significa salvare la propria vita. Peraltro lui nuota tre volte alla settimana nella piscina del Comando Generale della Guardia di Finanza e al centro federale di Pietralata. Sa chi lo allena? Stefano Battistelli».

Il Mitico Bibi, primo azzurro a vincere una medaglia olimpica al maschile, bronzo nei 400 misti a Seul 1988.
«Anche il ministro dello Sport e dei Giovani Abodi è stato un atleta della Lazio Nuoto. Ma potrei farle i nomi di politici che non appartengono al governo e che mi hanno tempestato di messaggi negli ultimi giorni. Quindi, il nuoto ha terreno fertile in tutto l’arco istituzionale, ma noi della Federazione continueremo a essere dei martellatori».

In che modo?
«C’è bisogno che sia gratificato chi fa agonismo. Il settore agonistico spinge a frequentare gli impianti, a fare attività motoria, ha un’importanza enorme. Ribadisco, con taglio di tasse,con la riduzione degli oneri comunali e regionali, con il taglio di quelli relativi all’energia. È un interesse generale, i frutti poi ce li ritroveremo in termini di benefici sulla società, sulla salute, sul welfare».

Il ciclone Curtis esploso a Parigi, con sei medaglie e un record del mondo. Papà Vincenzo si è commosso quando lei ha definito Sara «patrimonio dello sport italiano».
«Sara la seguiamo da anni, l’abbiamo portata minorenne ai Giochi di Parigi, l’abbiamo seguita quando è entrata nel Gruppo Sportivo dell’Esercito che in quel momento le poteva dare una tranquillità economica. Da gran talento non è mai stata spremuta per far risultati immediati, c’è stata la cura di farla crescere senza fretta. Abbiamo appoggiato in pieno la sua scelta di andare in America. Sara è un patrimonio, è il simbolo di come si può eccellere nelle gare e nello studio con il sacrificio, provenendo da una famiglia normalissima che ha privilegiato l’educazione e l’attività sportiva per i propri figli».

Un’Italia di campioni affamati che sanno comunicare e si aiutano. Chiara Pellacani a 23 anni è una leader sorridente.
«Le cinque medaglie di Chiara sono qualcosa di incommensurabile. Anche Ginevra Taddeucci con i suoi due ori nella Senna. Nicolò Martinenghi è la faccia della gioventù che soffre, che ha degli acciacchi, ma non scende da un podio internazionale dal 2021. Avere lui e Greg Paltrinieri come capitani la dice tutta su quello che quest’Italia rappresenta e sa trasferire, come umanità e come esempio».

Articolo Corriere della Sera 19 agosto 2026

 

 

(di Elisabetta Esposito / la Gazzetta dello Sport) Paolo Barelli ripensa ai trionfi europei di Parigi, al lungo percorso di rinascita del nuoto italiano e sussurra: «Ma sì, chiamiamolo pure miracolo, ma un miracolo che nasce dalla nostra organizzazione».

Perché in un Paese in cui le società sportive faticano, gli impianti lasciano a desiderare e le scuole (al contrario di quello che avviene in altre parti del mondo, «sapete che in Olanda è obbligatorio alle elementari?») non possono fare la loro parte, tornare dalla spedizione francese con 43 medaglie, 13 d’oro, conquistando più podi di tutti, non è per niente facile. Il presidente della Federnuoto, onorevole di Forza Italia e Sottosegretario di Stato, è convinto che ci si riesca grazie al «metodo Italia», fatto di competenza, dedizione e un po’ di scaltrezza, anche se ripete con una certa frequenza: «Piedi per terra». Lo dice da sempre. Sembra funzionare.

Barelli, il primo pensiero quando si è chiusa quest’avventura?
«Posso essere sincero? Il primissimo è stato un po’ di stizza per le due medaglie d’oro perse per un centesimo, ma presto è rimasta solo la gioia per questi ragazzi, per le società che li hanno preparati e per i grandi margini di miglioramento che vedo. Sappiamo che Olimpiadi e Mondiali saranno un’altra cosa, però è chiaro che c’è una grande soddisfazione nel vedere che in mezzo a mille difficoltà riusciamo sempre a emergere al meglio. Io non smetto mai di ricordare che abbiamo impianti complicati, monodisciplinari, con spese energetiche altissime che le società non riescono a sostenere. E se c’è da risparmiare la prima cosa che salta è lo spazio per l’agonismo. È necessario supportarle, altrimenti tra qualche anno, altro che 43 medaglie...».

Sembra preoccupato.
«Noi siamo sempre sul chi va là, perché le difficoltà economiche sono tante e questo mette a repentaglio il futuro delle nostre discipline. Se negli ultimi 4 anni non ci fossero stati questi benedetti 170 milioni di contributi dal governo, distribuiti in maniera meritocratica, molte piscine oggi sarebbero chiuse e allora addio grandi risultati, che danno anche visibilità al Paese e sono da traino, come dice il ministro Tajani, anche per il Made in Italy. Credo che il governo dovrà nel proprio interesse essere ancora più vicino alle società sportive, cercando di abbattere certi oneri e tasse non più tollerabili. Finora ci siamo confrontati con persone che hanno saputo ascoltare, come i ministri Abodi e Giorgetti, che peraltro - vi do una chicca - è un grande appassionato di nuoto e tre volte alla settimana si allena con Stefano Battistelli».

Oggi riusciamo comunque a fare la differenza. Merito anche di centri federali e tecnici, giusto?
«Giusto. I centri federali hanno sicuramente dato uno spunto e una spinta maggiore viste le difficoltà di molti atleti a trovare spazi d’acqua adeguati, per questo continuiamo a lavorare su ulteriori potenziamenti: siamo in attesa di definire un accordo con il Comune di Palermo, città strategica. Si fa tutto in grande sinergia con le società e con i gruppi sportivi militari, ma i centri federali sono un valore aggiunto a cui tanti si sono affidati, da Fioravanti a Pellegrini, Paltrinieri, Ceccon, Razzetti... Quanto agli allenatori, abbiamo un settore d’istruzione tecnica all’avanguardia e osservato speciale di tanti Paesi. I nostri sono tra i migliori al mondo perché sono obbligati ad affinare le competenze per scovare ogni campioncino e oggi è difficile che qualcuno ci sfugga. Poi sanno comprendere al meglio gli atleti. La gestione di Sara Curtis ad esempio è stata molto oculata: fino allo scorso anno nuotava poco più di una volta al giorno, c’è stata l’attenzione di rispettare i tempi della sua maturazione. Ne valeva la pena».

Quando è iniziata la rinascita del nuoto italiano?
«Prima di Sydney 2000. Quei primi ori di Fioravanti e Rosolino sono stati un volano di interesse per le nostre società e i giovani, è stato il punto di svolta da cui è partita la crescita costante del movimento, un lavoro fatto all’unisono con la Federazione ad alimentare questo circolo virtuoso».

Che ora punta su Los Angeles 2028.

«Questi risultati un certo ottimismo ce lo danno, ma io sono prudente: noi siamo bravi a sfruttare al meglio ogni carta che abbiamo, ma gli altri hanno un mazzo molto più numeroso da cui pescare. Fortunatamente continuiamo a scovare piccoli campioni: ai recenti campionati giovanili di Roma qualche bel fenomeno si è visto, come Cristian Tassan Caser, 48.37 nei 100 stile libero. E poi Alessandra Mao, una ragazza che teniamo protetta perché ha 15 anni e ha uno spazio enorme di miglioramento».

Presidente, parliamo delle emozioni di Parigi?

«Ne voglio ricordare quattro: i record del mondo di Sara Curtis,  le cinque medaglie di Chiara Pellacani, i due ori nel fondo di Ginevra Taddeucci  e la tripletta di Simona Quadarella che mi fa sperare in una stupenda medaglia olimpica».

Oggi, 19 agosto 2026, qual è il sogno ad occhi aperti di Paolo Barelli?

«Eguagliare a Los Angeles il numero di medaglie di Parigi, ma con le squadre di pallanuoto qualificate per le finali». Anche nei sogni, meglio tenere i piedi per terra…

Articolo Gazzetta dello Sport 19 agosto 2026