(di Alessandra Retico / la Repubblica) Paolo Barelli, presidente della Federnuoto dal 2000, deputato di Forza Italia, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, cosa raccontano i successi agli Europei di Parigi?
«Che abbiamo un sistema virtuoso, che è anomalo in Europa dove i successi sportivi sono figli di un’attività scolastica, universitaria o comunale: le belle facce e storie degli azzurri che stiamo vedendo a Parigi, ma anche a Birmingham nell’atletica, sono il risultato dell’enorme sforzo delle società sportive, del volontariato, dei gruppi militari e dei migliori tecnici. E questo vale dall’attività motoria a quella agonistica. Questa realtà è un modello che si sta dimostrando vincente: va tutelato al di là degli schieramenti politici, lo sport è trasversale e va sostenuto sempre di più».
Come?
«Investendo di più, abbattendo le tasse che negli anni si sono aggiunte anche al no profit. Il nuoto è particolarmente complesso. Promuoviamo la cultura dell’acqua perché significa salute, risparmio sui costi sanitari e anche salvamento della vita, visto che i morti per annegamento negli anni ’60 erano circa 1600, oggi con lo sviluppo dell’attività balneare e turistica si sono ridotti a 300, che sono sempre tanti: dobbiamo portarli a zero».
Ma mantenere una piscina costa.
«I costi dell’energia sono quadruplicati dal 2019: una vasca va depurata con minimo sei cicli di acqua l’ora, significa che 1000 m³ devono girare sei volte, va scaldata perché va tenuta a una temperatura che possa essere frequentata da bambini e anziani, deve essere minimo a 28°. Se non ci fosse stato l'aiuto del governo in questi anni, anche col Covid in mezzo, molte piscine avrebbero chiuso. Società e federazione sostengono un’attività energivora per produrre benessere fisico e campioni».
Quali sono i numeri di praticanti e società?
«Sono circa 1.500.000 gli iscritti alle oltre 700 scuole nuoto federali, 1500 circa le società affiliate, 200 mila gli agonisti, 5 milioni i praticanti, quasi 26mila i tecnici, 2400 piscine totali e 14 centri federali. E’ un movimento enorme, per l’attività di base e di vertice, che appunto si sostiene spesso sul volontariato».
Sara Curtis è anche un veicolo nuovo per tutto il movimento?
«Rappresenta appieno l’immagine della gioventù italiana. Una ragazza piena di talento, positiva, determinata, con una storia bella da raccontare, di ispirazione per molti. E’ cresciuta a Savigliano da una famiglia normale come tante, semplice, di quelle che tirano la cinghia per far studiare e fare praticare sport ai figli. Con una mamma venuta in Italia dalla Nigeria attraversando l’Europa, un papà ciociaro trasferito in Piemonte. Lei che va in America per migliorarsi nello sport e negli studi. Piena di energia, educata, vogliosa, è il ritratto di una generazione con una mentalità che guarda positivamente al futuro. E che ci fa sperare. Non solo Sara, penso anche agli altri nostri azzurri, a Nicolò Martinenghi, Simona Quadarella, Thomas Ceccon, Benedetta Pilato, oltre ai ragazzi dell’atletica. L’immagine positiva che stanno mostrando al mondo e i loro risultati non sono un caso ma la conseguenza di un'organizzazione capillare che è un modello vincente che deve essere di esempio anche per settori finanziari, economici e industriali».



