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Nuoto: stile libero, rana o dorso? Qualunque sia la scelta, il corpo ringrazia

Federazione
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Il medico federale Lorenzo Marugo rilascia un'intervista al quotidiano la Repubblica sui benefici del nuoto, che riportiamo integralmente.

Circolazione, mobilità e cuore: praticato in modo mirato potenzia e trasforma il corpo. L’apnea che regala un’esperienza ‘sublime’. Il segreto è scoprire quali sono le nostre esigenze e dedicarci a questo sport senza inutili (e dannose) esagerazioni. Non dobbiamo sfidare i campioni che in questi giorni gareggiano agli Europei di nuoto

(di Giulia Masoero Regis / la Repubblica) Non serve esagerare: secondo uno studio pubblicato a gennaio sulla rivista Bmj Medicine, è sufficiente nuotare una o due ore a settimana per portarsi a casa la maggior parte dei benefici. Non dobbiamo sfidare i campioni che i questi giorni gareggiano agli Europei di nuoto.

"I principali vantaggi riguardano gli effetti su circolazione, mobilità e cuore, con piccole differenze a livello muscolo-scheletrico in base agli stili", conferma Lorenzo Marugo, medico federale della Federnuoto. "Se stile libero e dorso potenziano maggiormente la muscolatura di braccia, schiena e petto; la rana, invece, incide di più sulle cosce e il delfino sui muscoli addominali e lombari".

A ciascuno il suo stile
Consigliato dai medici per mantenersi in forma, il nuoto può essere praticato in modo mirato a seconda delle proprie esigenze. "Per la schiena è perfetto il dorso, che aiuta nella postura aprendo le spalle, e anche il crawl, a patto di respirare sia a destra sia a sinistra per evitare alterazioni della simmetria muscolo-scheletrica". Se si è principianti, invece, sono meno raccomandati rana e delfino: "Quando la coordinazione tra braccia e gamba non è ottimale, infatti, la colonna si può inarcare in iperlordosi, un movimento che non giova a chi soffre di lombalgia". La rana va evitata anche da chi presenta problemi ai menischi, mentre chi soffre di cervicalgia non dovrebbe flettere il collo, pensando di agevolare la respirazione oppure di controllare meglio la direzione durante il dorso. La posizione corretta è sempre con lo sguardo verso il soffitto o rivolto al cielo".

E se l’obiettivo in vasca (o al mare) è quello di potenziare le gambe, l’ideale è la tavoletta alla mano: "La battuta dei piedi di dorso, stile libero e delfino è come un colpo di frusta: impiega tutta la muscolatura, dalla schiena ai glutei fino alle cosce e ai polpacci", conclude Marugo.

L’esperienza sublime dell’apnea
Sott’acqua si attivano meccanismi fisiologici che condividiamo con i mammiferi marini: i benefici sono legati alla fisica dei gas e alle modificazioni meccaniche indotte dalla pressione. Il sistema nervoso parasimpatico favorisce una condizione di profondo rilassamento e spinge a riconoscere i segnali del proprio corpo. Con le dovute cautele.

Chi volesse provare l’esperienza “sublime” dell’apnea deve sapere che esiste una caratteristica che condividiamo con i mammiferi marini, come delfini e foche. Ed è il cosiddetto riflesso di immersione, un meccanismo che si attiva quando ci immergiamo trattenendo il respiro e mette in moto una serie di risposte fisiologiche innate.

"Il cuore riduce la sua frequenza per risparmiare ossigeno, i vasi sanguigni di braccia e gambe si contraggono, deviando il flusso del sangue verso gli organi vitali, la milza rilascia più globuli rossi e la pressione esercitata sui polmoni aumenta l’ossigeno disponibile", spiega Gerardo Bosco, medico subacqueo e iperbarico, professore all’Università di Chieti.

"La pratica dell’apnea, se eseguita correttamente e in sicurezza, comporta numerosi benefici legati alla fisica dei gas e alle modifiche meccaniche indotte dalla pressione: stimola la circolazione e rafforza il cuore, attiva il sistema nervoso parasimpatico, favorendo uno stato di profondo rilassamento, riducendo l’ansia e migliorando la regolazione emotiva, e infine insegna a riconoscere i segnali del proprio corpo e a controllare la respirazione", aggiunge il medico.

Attenzione ai rischi
Tuttavia, non è scevra da rischi. Può accadere anche a persone allenate: le immersioni possono determinare stress vascolare, riduzione dell’efficienza respiratoria e accumulo di liquidi nei polmoni. Da dove cominciare? L’ideale è rivolgersi ai centri di sub locali, ai club sportivi con piscina o ai diving center costieri: le reti più affidabili per trovare corsi certificati sono quelle della federazione Fipsas, della scuola Apnea Academy e dell’associazione internazionale Aida.

foto di Giorgio Scala / DBM