Da Fioravanti e Rosolino fino alle stelle di oggi: com'è organizzata e quanto costa l'attività acquatica che a ogni grande evento fa suonare l'inno di Mameli.
Riportiamo un articolo de La Gazzetta dello Sport a cura di Stefano Arcobelli dal titolo "Centri federali, tecnici top, soldi ben spesi: come funziona la fabbrica di medaglie del nuoto".
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L'Italia del nuoto strega il mondo da quando nel 2000 ai Giochi di Sydney infranse il tabù principale: quello degli ori olimpici (iniziarono Domenico Fioravanti e Massimiliano Rosolino, seguiti da Federica Pellegrini nel 2008, Gregorio Paltrinieri nel 2016, Thomas Ceccon e Nicolò Martinenghi nel 2024). Quella spedizione diede il via ad un trend che continua di generazione in generazione, esaltata dall'ultima spedizione olimpica di Parigi 2024, dove gli sport della Federnuoto hanno conquistato 7 medaglie (con gli ori di Thomas Ceccon e Nicolò Martinenghi). Ad ogni evento, oltre ai Giochi soprattutto Mondiali ed Europei, è una teoria crescente di medaglie che hanno fatto dell'Italia una super potenza. Ma qual è il segreto di un movimento che vede circa 5 milioni di praticanti in piscina?
Oltre la geografia
Dal Veneto alla Puglia, dal Piemonte a Roma, da Imola a Firenze. Il lavoro di periferia diventa preparazione d’elite che la federazione coordina anche attraverso 15 centri federali sparsi in tutto il territorio nazionale, da Trieste a Napoli, passando per Verona e Roma. Non abbiamo le potenzialità degli Usa, non abbiamo neanche la tradizione dell’Australia, non abbiamo impianti super attrezzati, il supporto dei college o budget consistenti. Ma la fantasia non difetta gli italiani, che ora mandano anche i talenti nei College americani (come Sara Curtis e i tuffatori Pellacani e Santoro) e in Australia (dove sono andati quest'anno Simona Quadarella e Sara Franceschi oltre a Ceccon), e una scuola di allenatori giovani che cresce parallelamente a quella dei talenti (dietro i Paltrinieri, Ceccon, Martinenghi e Cerasuolo, pronti per sbalordire D'Ambrosio, Curtis, Mao). Una volta c’era solo Verona, dove operava l'ex ct Alberto Castagnetti (il mentore di Federica Pellegrini) come centro d’eccellenza. Ora la rete azzurra diventa capillare perché i giovani allenatori si confrontano e riescono a trovare sintesi vincenti. E non ci sono più gap da colmare, insomma, c’è un sistema che si potrebbe definire "Metodo Italia", vista la produzione di risultati davvero importante. Le zero medaglie in corsia e solo un bronzo nel fondo di Martina Grimaldi all’Olimpiade di Londra 2012 sono state rimosse e la lezione è servita per ripartire con umiltà e idee più chiare. Il lavoro capillare in periferia ha trasformato anche una regione simbolo come la Puglia, da dove è partita Benedetta Pilato, ora a Roma, sponda Aniene, nella cui struttura si allena una sorta di nazionale nella nazionale e dove sono stati costruiti 5 dei 6 ori azzurri degli Europei 2018. A Ostia si trasferirono ancora minorenni Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti.


I tecnici sono il valore aggiunto
Sono lontani tempi in cui Federica doveva urlare "se non convocate il mio allenatore non vengo in nazionale". Ora i tecnici vengono convocati anche per i collegiali, non solo agli eventi dove accumulano esperienze. Ci sono i tecnici federali come Fabrizio Antonelli e Claudio Rossetto ad Ostia (per fondisti e velocisti), Alberto Burlina (che segue Ceccon) e Matteo Giunta (che segue Martinenghi) a Verona, Stefano Franceschi a Livorno (dove lavora Alberto Razzetti leader di un gruppo di emergenti da tener d'occhio in prospettiva), Cesare Casella a Imola (dove nascono i ranisti), Paolo Palchetti a Firenze, Sandra Michelini a Calenzano e Antonio Satta a Torino, tutti impegnati con i velocisti che producono medaglie in serie con la staffetta 4x100 sl.
Risorse ben sfruttate
Circa 10 milioni del bilancio complessivo di una quarantina sono destinati al settore nuoto di corsia. Soldi dunque ben spesi. Quella che il presidente federale Paolo Barelli chiama "catena organizzativa che va dai campionati regionali a quelli di categoria e assoluta" produce risultati eclatanti: i giovani tecnici vengono convocati anche solo nel fine settimana a Ostia e il confronto tra staff azzurro (guidato dal dt Cesare Butini) e allenatore di prospetti diventa decisivo per la programmazione coordinata da Marco Bonifazi, responsabile scientifico. C’è una cinghia di trasmissione che coinvolge tutti e le squadre nazionali sono l’ultima parte di questo sistema. È notevolmente migliorato il coordinamento: la concorrenza non è più un fattore destabilizzante ma aiuta a crescere e a far crescere i tecnici sociali in modo coordinato. I centri federali (soprattutto Foro Italico e Verona) risolvono alcuni problemi di strutture, e laddove non ci sono le condizioni, interviene la Federazione. E quando invece ci sono, come capita all’Aniene, si fa tutto da sé. Ma ciò che conta è lavorare in sinergia. Te la do io l’America: in Italia.
Sempre più nuoto
Nel 2016 secondo un rilevamento Ipsos-StageUp, c'erano più nuotatori che calciatori (4.169.000 rispetto a 3.952.000 praticanti), dati che davano già l’idea di un movimento fortissimo, ormai da anni stabile su quei livelli percentuali. Nel 2026 il nuoto è la seconda federazione per i contributi ricevuti da Sport Salute e grazie ai risultati ottenuti nel 2025 la Fin ha ottenuto un incremento del 10% sulla cifra che supera i 18 milioni. Il nuoto è lo sport dei genitori che portano i figli in piscina appena usciti già dalla primaria. Sempre, secondo la stessa ricerca Ipsos, il 24% di quei 4 milioni di nuotatori è concentrato nell’età fino a 11-12 anni. Più di un milione di bambini vanno in piscina e consente, evidentemente, di avere a disposizione un potenziale invidiabile per intercettare un talento. E quanti bambini vogliono andare in acqua per diventare la nuova Pellegrini o il nuovo Ceccon? Insomma, la piscina piace per i ragazzi di scuola elementare: il 30% sceglie uno sport acquatico. Un vivaio di grandi dimensioni che ha portato in alto il nuoto azzurro fin qui. E l'onda azzurra non si placa: attenti alla Curtis velocista mai avuta prima tanto da essere diventata la prima finalista mondiale nei 100 stile libero, attenti a D'Ambrosio nuovo Lamberti che punta a battere il romeno Popovici, attenti alla quindicenne Mao che da veneta punta a subentrare venti anni dopo alla Pellegrini. Corsi e ricorsi di giovani punte che rappresentano il popolo del nuoto. Come disse Lamberti dopo il big bang di Sydeny 2000 "ci saranno le file per iscriversi al nuoto, la tendenza sarà irreversibile". Il nuoto, stabilmente, è il secondo sport più praticato dagli italiani con una penetrazione del 29% sulla popolazione over 18, a soli 5 punti percentuali dal calcio, pur incassando un terzo dei contributi pubblici. "Quanto fatto dalle nostre Nazionali negli ultimi anni - afferma Barelli - penso vada studiato perché credo che sia un miracolo italiano. Gli atleti si sono preparati in condizioni molto difficili tra crisi energetica e Covid. La piscina costa, non abbiamo il supporto delle università, le piscine nei complessi scolastici in Italia si contano sul palmo di una mano, ma c’è una scuola impressionante formata da presidenti e dirigenti di società che compiono sacrifici; c’è una capacità tecnica del nostro sistema federale e societario all’avanguardia, che tutti ci riconoscono”. E ci sono un migliaio di piscine da riqualificare.

Uno sguardo al futuro
Chiosa il dt del nuoto in corsia, Cesare Butini: "Dobbiamo continuare a lavorare duro per alimentare densità ed intensità, per facilitare l'inserimento in nazionale dei più giovani, incentivare la crescita degli atleti e tutelare i più maturi. I progetti federali prevedono raduni, esperienze all'estero, partecipazione a competizioni internazionali di verifica e nel contempo interventi di supporto alle società anche di natura tecnico-formativa per gli allenatori più giovani e di aggiornamento per i più esperti. L'obiettivo è continuare ad alimentare la dimensione dei praticanti, la base del movimento da cui emergono i campioni del domani, scoprendo e formando gli atleti di interesse nazionale. Lavoriamo per arrivare supercompetitivi agli Europei di Parigi e arrivare pronti per il biennio che ci condurrà ai Mondiali di Budapest e alle Olimpiadi di Los Angeles". L'Italnuoto non è sazia...


