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Nuoto in piazza. Barelli: Fateci riaprire, no elemosine

Federazione
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Il mondo delle piscine, delle palestre e degli impianti sportivi si è riunito stamane davanti a Palazzo Montecitorio, a Roma, per chiedere al governo la riapertura immediata delle attività oppure "veri ristori". "Lo sport merita rispetto", questo lo slogan della manifestazione "Un tuffo senz'acqua" organizzata dalla società SIS Roma in collaborazione con il comitato FIN Lazio e sostenuta dalla Federazione Italiana Nuoto, per protestare contro lo stop agli impianti decretato dal Dpcm dello scorso 24 ottobre al fine di far fronte all'emergenza Covid-19. La manifestazione ha visto la presenza di diverse figure sportive e istituzionali, a partire dal numero uno della Federnuoto Paolo Barelli: "Sono tutti preoccupati e addolorati - le sue parole - perché hanno speso centinaia di migliaia di euro per mettere i loro impianti in sicurezza e adesso se si chiude non si riparte. Se falliscono le società, non ci sarà lavoro e non ci sarà neanche più lo sport. Cosa chiediamo? Di farci riaprire o di darci contributi veri, non ristori come questa elemosina. Parliamo di attività sociale ed economica e quindi lavorativa, che deve essere trattata adeguatamente. I numeri dimostrano l'importanza del nostro mondo sia dal punto di vista sociale che economico. Mi riferisco soprattutto a società che hanno in gestione impianti e che hanno speso centinaia di migliaia di euro in questi in questi mesi, da marzo ad oggi, per tenerli in funzione e metterli a disposizione della comunità. Non smetterò mai di dire che lo sport in Italia si fa solo ed esclusivamente perché esistono le associazioni sportive. Lo sport non lo si pratica nella scuola o razie ai fondi inesistenti delle amministrazioni comunali. Lo sport è garantito solo ed esclusivamente dalle oltre 100 mila associazioni e da presidenti, dirigenti, tecnici, allenatori ed istruttori che sono diventati professionisti di questo mondo. Quindi mi lusingano i colleghi politici che parlano di paracaduti sociali per sostenerlo. Ci vorranno più di cento anni per vedere piscine e o palestre nelle scuole pubbliche, quindi l'unico modo è sostenere le società sportive e chi ci lavora. Non possiamo esser soddisfatti per i due o tre mila euro arrivati alle associazioni dopo il primo lockdown. Se non ci sono soldi veri come promesso, lo sport muore in Italia. Il problema non è solo ostacolare l'attività dei i campioni come Massimiliano Rosolino o Federica Pellegrini o Tania Cagnotto o il Settebello, ma far morire l'intero sistema sportivo nazionale".
Tra gli striscioni esposti, uno della Fin che elenca le istanze di diverse categorie degli sport acquatici: "Nuotatori, pallanuotisti, tuffatori, sincronette, salvamento. Noi siamo le piscine". Al loro fianco è sceso anche l'olimpionico del nuoto Massimiliano Rosolino, che chiede parità di trattamento con altri settori come la ristorazione: "Tutti siamo colpiti, ma se il ristoratore conosce molti dei suoi clienti, ma non tutti - dice Rosolino - nel mondo delle piscine il gestore conosce dove abitano i loro iscritti, le loro debolezze e le loro virtù. Non significa che siamo meglio di altre categorie, ma la nostra sicurezza abbiamo interesse a salvaguardarla per noi e per loro. Noi formatori dello sport siamo più bravi dei genitori. I nostri ragazzi in piscina sono dritti e allineati. Siamo qui per dimostrare che lo sport può lamentarsi, ma con educazione, quella che lo sport ti insegna". Presenti anche il numero uno dell'Asi, il senatore Claudio Barbaro, oltre a diversi esponenti del mondo degli sport: "Le società sportive sono l'architrave dello sport - ha spiegato l'esponente della Lega - In Italia la cultura sportiva è inesistente. Oggi lo sport è esasperato, lo sport deve diventare centrale, lo sport vuole rispetto". In rappresentanza delle palestre, tra gli altri anche il pugile Vincenzo Cantatore, e l'ex campione di kickboxing Massimo Liberati: "Sono contento che inizino ad aderire tutti gli sport - ha spiegato Cantatore - lo sport è salute e vita, è benessere di tutti gli italiani, oltre ad essere un'economia fondamentale è un forte strumento contro la depressione. Lo stato si metta una mano sulla coscienza". 

(contributo ANSA)

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