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Finale Camp. a Squadre Per non dimenticare

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La Federazione Italiana Nuoto ricorda i suoi Caduti e ogni anno ne onora la memoria con lo scudetto invernale del nuoto. Domenica il 40° anniversario. Barelli: "Dolore ancora forte"

ROMA
Ultimi giorni di allenamento per le prime sedici squadre d'Italia. Sabato raggiungeranno Verona e domenica, nella piscina "Giacomo Conti" del Centro Federale di alta specializzazione, parteciperanno alla finale del Campionato invernale a squadre  - 40^ Coppa Caduti di Brema. "Classica" di inzio stagione, alla quale la Federnuoto tiene in maniera particolare.
Anche quest'anno la programmazione della stagione è stata strutturata in modo da permettere a tutte le Società di onorare la manifestazione al meglio. Dai collegiali della Nazionale, alla partecipazione in Coppa del Mondo. Nelle fasi regionali hanno gareggiato circa 2000 atleti e più di 200 Società. Alla finale nazionale si sono qualificate le prime otto squadre maschili e le prime otto femminili delle classifiche generali. 
Domenica saranno commemorati i 40 anni dalla scomparsa di una Selezione della Squadra Nazionale purtroppo coinvolta in un tragico incidente aereo il 28 gennaio 1966 presso l'aeroporto di Brema.
Il Presidente della Federnuoto, Paolo Barelli, allora giovane atleta (ai Mondiali di Cali, nel 1975, conquisterà la medaglia di bronzo con la steffatte 4x100 sl), ricorda la tragedia. "Il Campionato Italiano Invernale a Squadre ha da sempre un significato particolare, attraverso il quale ricordiamo gli amici scomparsi nel nome dello sport - sottolinea - Purtroppo 40 anni fa un aereo della Lufthansa partito da Francoforte precipitò in fase di atterraggio all'aeroporto di Brema senza lasciare superstiti. Tra le vittime c'erano sette atleti della Nazionale di Nuoto, il tecnico Paolo Costoli e il telecronista Nico Sapio, diretti al meeting di Brema, il più importante del periodo invernale. Per il nuoto e per tutto lo sport azzurro si trattò di una perdita gravissima, sotto il profilo umano, tecnico e programmatico. Un'emozione forte, dolorosa, che ancora oggi ci commuove nel ricordare". "La famiglia del nuoto - continua Barelli - è da oltre 100 anni che si adopera per lo sviluppo del movimento sportivo, etico e sociale, e non può dimenticare, né esimersi dal raccontare agli atleti che verranno, di sette Azzurri e un grande tecnico che avrebbero potuto scrivere pagine sportive indelebili e invece persero la vita per la passione che nutrivano per il nostro amato nuoto. La Coppa Brema ci insegni a non dimenticare".