"Il 28 gennaio 1966 nel cielo di Brema si infrangevano per crudele destino le vite dei giovani nuotatori italiani Bruno Bianchi, Amedeo Chimisso, Sergio De Gregorio, Carmen Longo, Luciana Massenzi, Chiaffredo Rora, Daniela Samuele, dell'allenatore Paolo Costoli e del telecronista Nico Sapio mentre erano avviati ad una gioiosa competizione di sport. Il Comitato Olimpico Italiano e la Federazione Italiana Nuoto posero questa stele sul luogo del sacrificio per affidare il ricordo degli scomparsi alla fedele e fraterna amicizia degli sportivi di Germania".
Proprio nei pressi della stele eretta in Nordelander Strasse, dove è possibile leggere questa dedica e il Convair CV-440 della Lufthansa partito da Francoforte precipitò in fase di atterraggio, si sono radunati il direttore tecnico della nazionale di nuoto Cesare Butini e il pluricampione internazionale Luca Dotto, in rappresentanza della Federazione Italiana Nuoto, il Console Generale d'Italia Pietro Vaira, il sindaco della città di Stuhr Stephan Korte, il vice assessore del Land di Brema Kai Stuhrenberg ed una delegazione della comunità ecclesiastica locale, del comitato degli italiani in Germania, familiari e cittadini, per ricordare i caduti a 60 anni dal tragico incidente.
Non vi furono superstiti. Tra le 46 vittime vi era una selezione della nazionale di nuoto diretta al meeting di Brema, il più prestigioso appuntamento della stagione indoor che sarebbe stato trasmesso in eurovisione, l'unico evento di allora in cui - oltre ai Giochi Olimpici - era possibile confrontarsi con nuotatori americani, asiatici ed australiani. La manifestazione si svolse comunque e nelle corsie che sarebbero dovute essere occupate dagli atleti italiani fu posto un drappo nero, sui blocchi un bouquet di fiori.
Mentre l'Italia era raccolta davanti alla televisione per seguire il Festival di Sanremo che vinsero Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti con "Dio come ti amo", i telegiornali della Germania Ovest (il Muro di Berlino era stato eretto nel 1961) davano notizia ai tedeschi dell'incidente aereo avvenuto pochi minuti prima. In Italia le comunicazioni arrivarono frammentarie e parziali. Poi il lutto. Drammatico, cui tutti gli italiani parteciparono con commozione e solidarietà. Il 3 febbraio, ai funerali solenni, presenziarono migliaia di persone, che si strinsero a familiari e istituzioni sportive e culturali. Presenti il Presidente del Consiglio Aldo Moro e il Ministro della Difesa Giulio Andreotti.
La commissione che indagò sulla tragedia concluse l'inchiesta un anno dopo il disastro aereo e determinò le cause dell'incidente nel malfunzionamento di uno strumento di bordo che, insieme ad oscurità e scarsa visibilità, non permisero una corretta stima dell'altitudine al momento delle manovre di atterraggio.
Rimase il vuoto umano e sportivo generato dalla perdita di una generazione di nuotatori, tra i 17 e i 22 anni, pronta per affrontare le Olimpiadi di Città del Messico 1968; di ragazzi pieni di sogni e di speranze che si stavano avviando alla vita.
Nei pressi della stele commemorativa, dove dieci anni fa ne è stata eretta un'altra in memoria dei caduti tedeschi, è stata officiata la funzione dal Pastore Robert Vettel nel corso della quale sono intervenute le autorità sportive ed istituzionali e Cesare Butini e Luca Dotto hanno deposto una rosa per ciascuna vittima italiana.
Segue il ricordo letto da Cesare Butini
Signor Console Generale d’Italia Pietro Vaira,
Signor Vice Assessore di Brema Kai Stührenberg,
Signor Sindaco di Stuhr Stephan Korte,
Autorità civili e religiose,
cari connazionali, cari amici tedeschi,
ci troviamo in questo luogo silenzioso e solenne non solo per ricordare una tragedia,
ma per rendere onore a delle vite, a dei ragazzi che con i loro sogni rappresentavano il futuro del nuoto italiano.
Sessant’anni fa, qui a Brema, un aereo in fase di atterraggio pose fine al viaggio e alla vita di sette giovani atleti della nazionale, del loro allenatore Paolo Costoli e del giornalista Nico Sapio.
Erano diretti alla più importante gara della stagione invernale, l'unica - insieme alle Olimpiadi - che allora ci consentiva di confrontarci con atleti americani, asiatici, australiani.
Portavano con loro valigie di gioia, di sogni e di speranza.
Nessuno di loro arrivò mai a destinazione.
I nomi di Bruno Bianchi, Amedeo Chimisso, Sergio De Gregorio, Carmen Longo, Luciana Massenzi, Chiaffredo Dino Rora, Daniela Samuele,
insieme a quelli di Paolo Costoli e Nico Sapio,
sono incisi non solo nella pietra di questa stele,
ma nella memoria dello sport italiano.
Erano ragazzi tra i diciassette e i ventidue anni.
Si allenavano all'alba, studiavano, lavoravano e sognavano le Olimpiadi di Città del Messico.
Non erano celebri, non erano ricchi,
avevano soltanto il talento, la disciplina e l'amore per lo sport.
Le rose che oggi deponiamo ai piedi di questa stele non sono solo un gesto simbolico.
Sono un segno di gratitudine.
Sono un modo per dire che non li abbiamo dimenticati e che il loro sacrificio continua a parlare alle nuove generazioni di atleti.
A nome della Federazione Italiana Nuoto e della Nazionale italiana,
voglio ringraziare la città di Brema per questa memoria custodita nel tempo, e tutti voi, italiani e tedeschi, che oggi condividete questo momento di raccoglimento.
Il nuoto italiano di oggi esiste anche grazie a loro.
Sono stati modello ed esempio per i nuotatori che vennero dopo,
quelli della mia generazione, di Luca Dotto, di tutti i campioni di oggi.
Finché qualcuno si fermerà davanti a questa stele, a quella in Italia, farà sport nelle piscine che portano i loro nomi,
Bruno, Amedeo, Sergio, Carmen, Luciana, Dino, Daniela, Paolo e Nico
continueranno a nuotare con noi.
Foto Diego Montano / DeepBlueMedia.eu
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