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La sostenibile leggerezza del dorso

Nuoto
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Riceviamo e pubblichiamo con piacere un corsivo di Franco Del Campo* a seguito della conquista della medaglia d'oro di Federica Pellegrini nei 200 stile libero ai campionati europei di nuoto in vasca corta, ad Herning, in Danimarca.
 
La regina è ritornata dall’esilio, ma – come nelle  fiabe - ha dovuto fare un lungo percorso dentro di sé per riconquistare il suo tesoro.
Federica Pellegrini è ritornata all’oro nella "sua" gara, dalla quale negli ultimi anni era stata spodestata più dalle sue paure che dalle avversarie, sempre in agguato e pronte ad approfittare di ogni minimo segno di debolezza. Per ritornare sul trono dei 200 stile libero, ai recenti Campionati Europei in vasca corta (da 25 metri) di Herning in Danimarca, ha dovuto allontanarsi da se stessa e rigenerarsi con un farmaco quasi omeopatico: ha dovuto nuotare a dorso. Pochi, forse, si sono chiesti come si spieghi questa strana soluzione tecnica e psicologica, che si gioca su rassomiglianze e differenze. Pochi, forse, si sono chiesti: come si riesce a ritornare a vincere i 200 stile libero (1’52”80), nuotando e gareggiando per oltre un anno in uno stile “altro” e diverso come il dorso?
Pochissimi sanno, probabilmente, che il dorso non è uno "stile" come gli altri, come la rana, il delfino e lo stesso stile libero, che in realtà è assai poco “libero” ma è il crawl, il più veloce e potente delle varie nuotate. Il dorso, a suo modo, è uno stile “filosofico” e quindi può diventare una sorta di farmaco per guarire da profonde e misteriose paure. Il dorso, a differenza degli altri stili, ti rende “laico” perché ti costringe a ristrutturare la tua visione del mondo. Ti toglie certezze, ma ti rende più forte, perché devi avanzare nuotando all’indietro. E per poterlo fare devi sapere sempre dove sei, senza poterlo vedere. Devi ricostruire dentro di te, come sosteneva Leibnitz, il mondo esterno, devi sapere dove sei e dove stai andando, nuotando dentro di te …anche per non andare a sbattere – direbbe il materialista Feuerbach, che secondo alcuni banalizzava sempre tutto - contro la virata o l’arrivo, che di solito non arriva mai.
E poi, quando nuoti a dorso, puoi guardare il cielo o le luci della piscina, che ti guidano come una stella cometa.
Nuotare a dorso, assai più che negli altri stili, che si trascinano in vario modo nell’acqua, significa soprattutto scivolare e più riesci a sollevarti, più riesci a volare via. Per questo i muscoli dei dorsisti sono più leggeri e sottili. E così, la sostenibile leggerezza del dorso ha liberato Federica Pellegrini dai suoi fantasmi e le ha permesso di nuotare dentro se stessa per riprendersi il “suo” oro.
 
Franco Del Campo (Trieste, 18 marzo 1949) è un ex dorsista e giornalista italiano.
Ha partecipato nel 1968 all'Olimpiade di Città del Messico ed è stato il primo italiano a disputare due finali olimpiche nel nuoto. Negli anni settanta ha fatto parte dello staff tecnico della nazionale italiana di nuoto. Successivamente ha insegnato teoria e tecniche della comunicazione politica alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università di Trieste. È stato presidente del Comitato regionale per le comunicazioni del Friuli Venezia Giulia dal novembre 2003 al 2008. Giornalista pubblicista, iscritto all’'Ordine dal 1978, è stato direttore della rivista Impresa & Economia, ha collaborato con il Corriere della Sera, La Repubblica ed Il Sole 24 Ore, attualmente scrive per Il Piccolo. È autore o coautore di pubblicazioni su vari argomenti ed è direttore del "Centro Federale" della F.I.N. a Trieste.
Oggi Franco Del Campo lavora come ordinario di storia e filosofia al Liceo "F. Petrarca", pubblicando saltuariamente libri di vario carattere.