Centenario. Campioni e amici di una vita
Il commissario tecnico Alessandro Campagna e il suo vice Amedeo Pomilio sulla panchina del Settebello; i tecnici Ratko Rudic e Alessandro Bovo su quella della selezione All Stars. I quattro campioni olimpici di Barcellona 1992 e autori del Grande Slam presentano l’evento di martedì 2 ottobre in programma dalle ore 18 alla Piscina Sciorba, a Genova. Al coro si unisce il portierone campione del mondo, argento e bronzo olimpico col Settebello e pluri campione d'Europa con la Pro Recco, nato a Prato e ligure di adozione, Stefano Tempesti.
STEFANO TEMPESTI. La partita sarà un grande evento e bisognerebbe organizzarne molti di più per promuovere il nostro sport anche attraverso i grandi campioni della nazionale e i grandi atleti stranieri del campionato: sinonimo di spettacolo e bel gioco.
Centenario. Il ricordo più bello
Il commissario tecnico Alessandro Campagna e il suo vice Amedeo Pomilio sulla panchina del Settebello; i tecnici Ratko Rudic e Alessandro Bovo su quella della selezione All Stars. I quattro campioni olimpici di Barcellona 1992 e autori del Grande Slam presentano l’evento di martedì 2 ottobre in programma dalle ore 18 alla Piscina Sciorba, a Genova. Al coro si unisce il portierone campione del mondo, argento e bronzo olimpico col Settebello e pluri campione d'Europa con la Pro Recco, nato a Prato e ligure di adozione, Stefano Tempesti.
Il campionato di pallanuoto maschile di serie A1 compie 100 anni. Il ricordo più bello.
STEFANO TEMPESTI. Mi ricordo il giorno in cui ho esordito: il 5 giugno del 1994, a quattro giorni dal mio quindicesimo compleanno. La partita era Florentia-Ortigia nei quarti di finale dei playoff scudetto. Sono entrato sul +3 a tre minuti dalla fine. Allenatore era Jacopo Bologna che sostiuiva Umberto Panerai. Subii subito un rigore contro e lo parai a Parodi: la prima parata che ho fatto in serie A è stata su rigore: quasi un segno di destino.
Oltre due milioni. Waterpolo Channel boom
60 anni dalla Tragedia di Brema. ll presidente del CONI, Buonfiglio: "Il ricordo non tramonta. Grato a Barelli per le iniziative"
Il Presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, si unisce alla commemorazione delle vittime, sottolineandone l’importanza. “Il ricordo non tramonta, vive nell’esempio che hanno saputo regalare al mondo del nuoto e a tutto il nostro movimento. Abbiamo il dovere di alimentarlo con la stessa passione, l’entusiasmo e il senso di appartenenza con cui esprimevano il loro talento. Sono grato alla Federnuoto e al Presidente Barelli per le iniziative promosse, un meritato tributo alla memoria di chi continuerà a vivere per sempre nei cuori di tutta la famiglia dello sport”.
Foto Andrea Staccioli / Deepbluemedia / Insidefoto
60 anni dalla Tragedia di Brema. Il ricordo nelle piscine. Video
In occasione dei 60 anni dalla tragedia di Brema, il più grave lutto che ha colpito la storia del nuoto italiano, il presidente Paolo Barelli ha invitato tutte le società sportive ad interrompere per un minuto, alle ore 18:50, momento dell'incidente, le attività presso le piscine in ricordo dei nostri angeli caduti e contestualmente a leggere un ricordo in memoria di quelle giovani vite spezzate nel pieno della loro crescita e carriera agonistica.
"Il 28 gennaio 1966 un aereo della Lufthansa partito da Francoforte precipitò in fase di atterraggio. Nessun superstite. Tra le 46 vittime vi erano una selezione della nazionale di nuoto - Bruno Bianchi (22 anni), Amedeo Chimisso (19), Sergio De Gregorio (19), Carmen Longo (18), Luciana Massenzi (20), Chiaffredo Dino Rora (20), Daniela Samuele (17), l'allenatore Paolo Costoli (55) e il giornalista RAI Nico Sapio (36). La selezione italiana di nuoto era diretta al meeting di Brema, il più prestigioso appuntamento della stagione indoor che sarebbe stato trasmesso in eurovisione. La Federazione Italiana Nuoto ricorda quelle giovani vite come modello per generazioni future che, avvicendandosi, hanno reso vincente il nuoto italiano nel mondo".
Come è noto la Federazione Italiana Nuoto ricorda gli azzurri anche con la Coppa Caduti di Brema, cui è intitolato il campionato a squadre, che dal 1981 è inserita nel programma nazionale dell'attività agonistica e ha assorbito i memorial che si svolgevano sul territorio. Inoltre partecipa ogni anno con una numerosa selezione nazionale al Trofeo Nico Sapio di Genova, promosso ad evento che qualifica gli azzurri alla manifestazione internazionale di riferimento della stagione invernale.
Nel 2016, in occasione del 50esimo anniversario della tragedia, ha affisso delle targhe presso le piscine intitolate alle vittime:
Genova. Complesso la Sciorba, in via Adamoli 57 ove è dedicata una sala a Nico Sapio
Firenze. Piscina Paolo Costoli, in piazza Enrico Berlinguer 2
Trieste. Centro federale Bruno Bianchi, in passeggio Sant'Andrea 8
Torino. Piscina Usmiani, via Pier Domenico Olivero 40 (Dino Rora)
Milano. Piscina Daniela Samuele, via Trani 1
Venezia. Piscina Amedeo Chimisso, Fondamenta del Rio 2 Saccafisola
Bologna. Piscina Carmen Longo, via dello Sport Andrea snc
Roma. Foro Italico, via Largo de Bosis 3 (Sergio De Gregorio e Luciana Massenzi)
Gli azzurri periti nella Tragedia di Brema sono ricordati con una stele allo Stadio del Nuoto di Roma e al Tempio Sacrario degli sport acquatici e nautici eretto sulla via che porta a Brunate, elevato a cento metri da Como, in zona panoramica. Il Santuario è dedicato alla Madonna del Prodigio, una effigie bizantina, trovata in mare Adriatico il 12 settembre 1669 dai Conti Zancaropulo Berardo, mentre fuggivano dalla Candia caduta in potere dei Turchi e navigavano verso Venezia.
Per chiunque volesse conoscere meglio la storia degli azzurri consigliamo il documentario a cura di Silvia Vallini e Riccardo Re, con la regia e il montaggio di Flavio Chioda, dal titolo "La fatale coincidenza. Il nuoto azzurro nel cielo di Brema '66" in onda su SKY, il docu-film "Tra le Onde nel Cielo" di Francesco Zarzana e i libri "I ragazzi di Brema" di Gianfranco Natoli, "Azzurro" di Daniela Beneck e Paola Saini, "I ragazzi di Brema" di Dario Ricci, "L'ultima bracciata" di Francesco Zarzana e un capitolo de "Il buio oltre la gloria" di Giorgio e Paolo Viberti.
I NOSTRI ANGELI
Bruno Bianchi, nato a Trieste il 26 settembre 1943, stile liberista, tesserato per la FIAT Ricambi, era il capitano della Nazionale. Aveva conquistato 3 titoli assoluti (100 sl nel 1963-64 e 200 sl nel 1959), 4 titoli primaverili (100 sl nel 1961-63-64-65), aveva migliorato 16 primati assoluti di cui 2 individuali e contava 19 presenze in azzurro. I suoi primati personali erano 55"7 nei 100 sl e 2'04"0 nei 200 sl. Al suo nome è intitolata il Centro Federale di Trieste che ha ospitato, tra l'altro, i Campionati Europei indoor 2005.
Amedeo Chimisso, nato a Venezia il 26 ottobre 1946, dorsista tesserato per la RN Patavium. Era all'alba della sua carriera in azzurro con una presenza. I suoi primati personali erano 1'04"0 nei 100 e 2'20"2 nei 200 dorso. Proprio il giorno della tragedia aveva stabilito la migliore prestazione italiana nei 200 misti.
Sergio De Gregorio, nato a Roma il 24 febbraio 1946, stile liberista e delfinista della Roma Nuoto. Aveva conquistato 5 titoli assoluti (200 sl nel 1964-65, 400 sl nel 1964-65, 1500 sl nel 1965). Primatista italiano nei 200 sl in 2'01"1, 400 sl in 4'22"9, 800 sl in 9'24"5, 1500 sl in 17'57"6. Il suo primato personale nei 100 delfino era 1'06"4. Aveva migliorato 16 record assoluti di cui 8 individuali. Contava 16 presenze in Nazionale.
Carmen Longo, nata a Bologna il 16 agosto 1947, ranista e mistista della RN Bologna. Aveva conquistato il titolo assoluto nei 200 rana nel 1965 e 3 titoli primaverili (100 rana nel 1965 e 200 rana nel 1964-65). Primatista assoluta nei 200 rana in 2'54"7, aveva record personali nei 100 rana di 1'20"6 e nei 400 misti di 6'08"4. Contava 4 presenze in Nazionale.
Luciana Massenzi, nata a Roma il 22 novembre 1945, stile liberista e dorsista della Roma Nuoto. Aveva conquistato 2 titoli assoluti (100 dorso nel 1962-65) e 2 titoli primaverili (100 dorso nel 1962-63). Primatista italiana nei 100 dorso in 1'12"4, aveva il primato personale dei 100 sl in 1'07"4. Aveva migliorato 9 record assoluti di cui 6 individuali. Contava 10 presenze in Nazionale.
Chiaffredo Rora, noto come Dino, nato a Torino il 5 marzo 1945, dorsista e stile liberista, tesserato per la FIAT Ricambi, allora era uno dei quattro nuotatori italiani ad aver detenuto il record europeo. Nel corso della carriera ha conquistato 4 titoli assoluti nei 100 dorso (1962-63-64-65) e 5 nei 200 dorso (1961-62-63-64-65), oltre a 4 titoli primaverili nei 100 dorso (1962-64-65) e 2 nei 200 dorso (1962-65). Primatista italiano ed europeo nei 100 dorso in 1'01"9, aveva come primati personali 56"8 nei 100 sl, 2'06"7 nei 200 sl, 2'16"7 nei 200 dorso. Aveva migliorato 13 record assoluti di cui 5 individuali. Contava 15 presenze in Azzurro.
Daniela Samuele, nata a Genova l'11 settembre 1948, mistista e delfinista, era alla seconda presenza in Nazionale e ancora non aveva vinto un titolo assoluto al cospetto di una brillante carriera giovanile. Nuotava per la Canottieri Olona. I suoi primati personali erano di 1'13"6 nei 100 delfino e 6'01"8 nei 400 misti.
Paolo Costoli, un uomo nato per vivere in acqua. Pioniere del nuoto di fondo, brillante atleta prima e saggio maestro nel nuoto poi, pallanotista con la RN Florentia con cui aveva conquistato 4 scudetti. Costoli, nato a Firenze nel 1910, è stato il miglior nuotatore italiano dell'anteguerra, capace di conquistare ai Campionati europei, a livello individuale, due medaglie d'argento (400 sl e 1500 sl a Magdeburgo 1934) e un bronzo (1500 a Parigi 1931) e, in staffetta, due medaglie di bronzo con la 4x200 (Parigi 1931 e Magdeburgo 1934). Nel corso della carriera da atleta ha conquistato 14 titoli assoluti (nei 100 sl nel 1930, nei 200 sl nel 1931-32, nei 400 sl nel 1929-31-32-34, nei 1500 nel 1929-30-32-34-35-37-38), oltre ad aver stabilito ben 11 record italiani tra cui spiccano il 2'19"0 nei 200 sl (1930), il 4'54"8 nei 400 sl (1935), il 10'41"0 negli 800 sl (1930) e il 20'25"4 nei 1500 sl (1930). Da tecnico ha guidato prima la RN Florentia di Paolo Galletti e poi l'AS Roma di Sergio De Gregorio, collaborando costantemente con lo staff della Nazionale.
60 anni dalla Tragedia di Brema. Il ricordo alla Camera dei Deputati del presidente Barelli. Video
Ricorrono 60 anni dalla tragedia di Brema, il più grave lutto che ha colpito la storia del nuoto italiano. Allora un aereo della Lufthansa partito da Francoforte - il Convair Metropolitan - precipitò in fase di atterraggio nei pressi dell'aeroporto di Brema. Nessun superstite. Tra le 46 vittime vi era una selezione della nazionale di nuoto composta da Bruno Bianchi (22 anni), Amedeo Chimisso (19), Sergio De Gregorio (19), Carmen Longo (18), Luciana Massenzi (20), Chiaffredo Dino Rora (20), Daniela Samuele (17) accompagnati dall'allenatore Paolo Costoli (55) e con al seguito il giornalista Nico Sapio (36), telecronista nato a Novara, impiegato presso la sede RAI di Genova e voce del nuoto italiano nelle occasioni importanti. Tutti erano diretti al meeting di Brema, la più prestigiosa manifestazione della stagione invernale trasmessa in eurovisione e a cui partecipavano anche atleti extraeuropei: americani, australiani e asiatici che era solito incontrare solo ai Giochi Olimpici.
La tragedia colpì profondamente il sentimento pubblico. Fu proclamato lutto nazionale e ai funerali parteciparono il Presidente del Consiglio Aldo Moro e il Ministro della difesa Giulio Andreotti, oltre a migliaia di persone. Inoltre quei giovani rappresentavano gran parte della nazionale dell'epoca; erano un modello per i tanti praticanti e la loro perdita creò un buco generazionale sportivo colmato solo dopo molto tempo.
Il presidente Paolo Barelli li ha ricordati solennemente alla Camera dei Deputati con il discorso che segue:
Signor Presidente,
Onorevoli Deputate e Deputati,
sessant’anni fa, il 28 gennaio 1966, nel cielo plumbeo di Brema si consumò una delle tragedie più laceranti della storia dello sport italiano.
Un aereo della Lufthansa, partito da Francoforte e diretto in Germania Ovest per il più importante meeting internazionale della stagione invernale di nuoto, precipitò in fase di atterraggio.
Nessun superstite.
Tra le quarantasei vittime vi erano sette giovani atleti della Nazionale italiana di nuoto: Bruno Bianchi, Amedeo Chimisso, Sergio De Gregorio, Carmen Longo, Luciana Massenzi, Chiaffredo “Dino” Rora e Daniela Samuele.
Avevano tra i diciassette e i ventidue anni.
Con loro l'allenatore Paolo Costoli e Nico Sapio, giornalista della RAI di Genova incaricato della telecronaca dell’evento sportivo trasmesso in eurovisione.
Quella sera, mentre l’Italia ignara seguiva il Festival di Sanremo, si spegneva in un istante una generazione di straordinari nuotatori.
Nei giorni successivi il Paese intero si fermò. Fu proclamato il lutto nazionale.
Il 3 febbraio 1966, ai funerali solenni, parteciparono migliaia di persone. C’erano cittadini comuni, rappresentanti dello sport, della cultura e delle istituzioni. Si sentì forte e tangibile la vicinanza dello Stato: erano presenti il Presidente del Consiglio Aldo Moro e il Ministro della Difesa Giulio Andreotti.
Quei ragazzi non erano celebri. Non erano ricchi. Erano giovani che si alzavano all'alba per nuotare prima di andare a scuola o al lavoro, per inseguire i loro sogni.
In quei volti c'era l'Italia che credeva nel merito, nel sacrificio, nella bellezza dello sport come educazione morale prima che come competizione.
Quella tragedia fu causata da errori umani, da strumenti imperfetti, da una manovra forse tentata troppo tardi e da tragiche coincidenze, ma
nessuna inchiesta, nessun rapporto tecnico potrà mai colmare il dolore per una perdita così tremenda.
Oggi non ricordiamo la sciagura, ma ragazzi che sarebbero diventati campioni, genitori, cittadini esemplari, modelli per generazioni future. Ne onoriamo la memoria.
Bruno Bianchi, triestino stileliberista, 22 anni, era il capitano della Nazionale.
Amedeo Chimisso, 19 anni, veneziano, dorsista e mistista.
Sergio De Gregorio, 19 anni, romano, stileliberista e delfinista. Carmen Longo, 18 anni, bolognese, ranista e mistista.
Luciana Massenzi, 20 anni, romana, stileliberista e dorsista. Chiaffredo Dino Rora, 20 anni, torinese, dorsista e stile liberista, allora tra i quattro italiani ad avere stabilito un record europeo.
Daniela Samuele, 17 anni, genovese, mistista e delfinista.
Tutti loro erano primatisti italiani e sognavano di partecipare alle Olimpiadi di Città del Messico 1968. Ci sarebbero sicuramente riusciti.
Paolo Costoli, maestro fiorentino di 55 anni, quattro scudetti con la RN Florentia e miglior nuotatore italiano dell’anteguerra con cinque medaglie ai campionati europei.
Nico Sapio, 36 anni, era la voce del nuoto italiano e si avviava ad un'eccellente carriera giornalistica.
A voi, che non avete avuto il tempo di diventare ciò che eravate destinati a essere, e che continuate a nuotare nella nostra coscienza, dedichiamo questo ricordo e il nostro impegno a diffonderlo.
L’Italia del nuoto di oggi è figlia del vostro sacrificio.
Non vi dimenticheremo mai.
Butini e Dotto alla commemorazione a Brema. Video
"Il 28 gennaio 1966 nel cielo di Brema si infrangevano per crudele destino le vite dei giovani nuotatori italiani Bruno Bianchi, Amedeo Chimisso, Sergio De Gregorio, Carmen Longo, Luciana Massenzi, Chiaffredo Rora, Daniela Samuele, dell'allenatore Paolo Costoli e del telecronista Nico Sapio mentre erano avviati ad una gioiosa competizione di sport. Il Comitato Olimpico Italiano e la Federazione Italiana Nuoto posero questa stele sul luogo del sacrificio per affidare il ricordo degli scomparsi alla fedele e fraterna amicizia degli sportivi di Germania".
Proprio nei pressi della stele eretta in Nordelander Strasse, dove è possibile leggere questa dedica e il Convair CV-440 della Lufthansa partito da Francoforte precipitò in fase di atterraggio, si sono radunati il direttore tecnico della nazionale di nuoto Cesare Butini e il pluricampione internazionale Luca Dotto, in rappresentanza della Federazione Italiana Nuoto, il Console Generale d'Italia Pietro Vaira, il sindaco della città di Stuhr Stephan Korte, il vice assessore del Land di Brema Kai Stuhrenberg ed una delegazione della comunità ecclesiastica locale, del comitato degli italiani in Germania, familiari e cittadini, per ricordare i caduti a 60 anni dal tragico incidente.
Non vi furono superstiti. Tra le 46 vittime vi era una selezione della nazionale di nuoto diretta al meeting di Brema, il più prestigioso appuntamento della stagione indoor che sarebbe stato trasmesso in eurovisione, l'unico evento di allora in cui - oltre ai Giochi Olimpici - era possibile confrontarsi con nuotatori americani, asiatici ed australiani. La manifestazione si svolse comunque e nelle corsie che sarebbero dovute essere occupate dagli atleti italiani fu posto un drappo nero, sui blocchi un bouquet di fiori.
Mentre l'Italia era raccolta davanti alla televisione per seguire il Festival di Sanremo che vinsero Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti con "Dio come ti amo", i telegiornali della Germania Ovest (il Muro di Berlino era stato eretto nel 1961) davano notizia ai tedeschi dell'incidente aereo avvenuto pochi minuti prima. In Italia le comunicazioni arrivarono frammentarie e parziali. Poi il lutto. Drammatico, cui tutti gli italiani parteciparono con commozione e solidarietà. Il 3 febbraio, ai funerali solenni, presenziarono migliaia di persone, che si strinsero a familiari e istituzioni sportive e culturali. Presenti il Presidente del Consiglio Aldo Moro e il Ministro della Difesa Giulio Andreotti.
La commissione che indagò sulla tragedia concluse l'inchiesta un anno dopo il disastro aereo e determinò le cause dell'incidente nel malfunzionamento di uno strumento di bordo che, insieme ad oscurità e scarsa visibilità, non permisero una corretta stima dell'altitudine al momento delle manovre di atterraggio.
Rimase il vuoto umano e sportivo generato dalla perdita di una generazione di nuotatori, tra i 17 e i 22 anni, pronta per affrontare le Olimpiadi di Città del Messico 1968; di ragazzi pieni di sogni e di speranze che si stavano avviando alla vita.
Nei pressi della stele commemorativa, dove dieci anni fa ne è stata eretta un'altra in memoria dei caduti tedeschi, è stata officiata la funzione dal Pastore Robert Vettel nel corso della quale sono intervenute le autorità sportive ed istituzionali e Cesare Butini e Luca Dotto hanno deposto una rosa per ciascuna vittima italiana.
Segue il ricordo letto da Cesare Butini
Signor Console Generale d’Italia Pietro Vaira,
Signor Vice Assessore di Brema Kai Stührenberg,
Signor Sindaco di Stuhr Stephan Korte,
Autorità civili e religiose,
cari connazionali, cari amici tedeschi,
ci troviamo in questo luogo silenzioso e solenne non solo per ricordare una tragedia,
ma per rendere onore a delle vite, a dei ragazzi che con i loro sogni rappresentavano il futuro del nuoto italiano.
Sessant’anni fa, qui a Brema, un aereo in fase di atterraggio pose fine al viaggio e alla vita di sette giovani atleti della nazionale, del loro allenatore Paolo Costoli e del giornalista Nico Sapio.
Erano diretti alla più importante gara della stagione invernale, l'unica - insieme alle Olimpiadi - che allora ci consentiva di confrontarci con atleti americani, asiatici, australiani.
Portavano con loro valigie di gioia, di sogni e di speranza.
Nessuno di loro arrivò mai a destinazione.
I nomi di Bruno Bianchi, Amedeo Chimisso, Sergio De Gregorio, Carmen Longo, Luciana Massenzi, Chiaffredo Dino Rora, Daniela Samuele,
insieme a quelli di Paolo Costoli e Nico Sapio,
sono incisi non solo nella pietra di questa stele,
ma nella memoria dello sport italiano.
Erano ragazzi tra i diciassette e i ventidue anni.
Si allenavano all'alba, studiavano, lavoravano e sognavano le Olimpiadi di Città del Messico.
Non erano celebri, non erano ricchi,
avevano soltanto il talento, la disciplina e l'amore per lo sport.
Le rose che oggi deponiamo ai piedi di questa stele non sono solo un gesto simbolico.
Sono un segno di gratitudine.
Sono un modo per dire che non li abbiamo dimenticati e che il loro sacrificio continua a parlare alle nuove generazioni di atleti.
A nome della Federazione Italiana Nuoto e della Nazionale italiana,
voglio ringraziare la città di Brema per questa memoria custodita nel tempo, e tutti voi, italiani e tedeschi, che oggi condividete questo momento di raccoglimento.
Il nuoto italiano di oggi esiste anche grazie a loro.
Sono stati modello ed esempio per i nuotatori che vennero dopo,
quelli della mia generazione, di Luca Dotto, di tutti i campioni di oggi.
Finché qualcuno si fermerà davanti a questa stele, a quella in Italia, farà sport nelle piscine che portano i loro nomi,
Bruno, Amedeo, Sergio, Carmen, Luciana, Dino, Daniela, Paolo e Nico
continueranno a nuotare con noi.
Foto Diego Montano / DeepBlueMedia.eu
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60 anni dalla Tragedia di Brema. Le iniziative per onorare la memoria degli azzurri
Il 28 gennaio ricorreranno 60 anni dalla tragedia di Brema, il più grave lutto che ha colpito la storia del nuoto italiano. Allora un aereo della Lufthansa partito da Francoforte - il Convair Metropolitan - precipitò in fase di atterraggio all'aeroporto di Brema. Nessun superstite. Tra le 46 vittime vi era una selezione della nazionale di nuoto composta da Bruno Bianchi (22 anni), Amedeo Chimisso (19), Sergio De Gregorio (19), Carmen Longo (18), Luciana Massenzi (20), Chiaffredo Dino Rora (20), Daniela Samuele (17) accompagnati dall'allenatore Paolo Costoli (55) e con al seguito il giornalista Nico Sapio (36), telecronista nato a Novara, impiegato presso la sede RAI di Genova e voce del nuoto italiano nelle occasioni importanti. Tutti erano diretti al meeting di Brema, la più prestigiosa manifestazione della stagione invernale trasmessa in eurovisione e a cui partecipavano anche atleti extraeuropei: americani, australiani e giapponesi che era solito incontrare solo ai Giochi Olimpici.
La tragedia colpì profondamente il sentimento pubblico. Fu proclamato lutto nazionale e ai funerali parteciparono il Presidente del Consiglio Aldo Moro e il Ministro della difesa Giulio Andreotti, oltre a migliaia di persone. Inoltre quei giovani rappresentavano gran parte della nazionale dell'epoca; erano un modello per i tanti praticanti e la loro perdita creò un buco generazionale sportivo colmato solo dopo molto tempo.
In occasione della ricorrenza la Federazione Italiana Nuoto sta organizzando una serie di iniziative per onorare la memoria degli azzurri.
Il presidente Paolo Barelli, capo gruppo dei deputati di Forza Italia, alle 13:30 ricorderà alla Camera i caduti di Brema; inoltre ha invitato tutte le società affiliate ad interrompere per un minuto, alle ore 18:50, momento dell'incidente, tutte le attività in essere presso le piscine in ricordo dei nostri angeli e contestualmente a leggere negli impianti un ricordo in memoria di quelle giovani vite spezzate nel pieno della loro crescita e carriera agonistica.
A Brema, alle 14:00, in Nordelander Strasse, dove sorgono due stele in memoria dei caduti italiani e tedeschi, una delegazione della federazione rappresentata dal direttore tecnico della nazionale di nuoto Cesare Butini e dal plurimedagliato campione internazionale Luca Dotto parteciperà ad un momento commemorativo con il Console Generale d'Italia ad Hannover Piero Vaira, una delegazione del Comites (comitato degli italiani all'estero) e un esponente della comunità ecclesiale locale, oltre a familiari e cittadini.
Al centro federale di Trieste, alle 10:30, verrà ricordato Bruno Bianchi, cui è intitolato il Polo Natatorio, attraverso una cerimonia organizzata dal comitato regionale presieduto da Sergio Pasquali, insieme al direttore Franco Del Campo, ottavo nei 100 e 200 dorso alla Olimpiade di Città del Messico 1968 che seguì l'incidente, e a Laura Sterni, presidente della sezione di Trieste dell'Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d'Italia.
A Bologna, presso la piscina "Carmen Longo", alle 10:30 le SO.GE.SE. che gestisce l'impianto terrà una celebrazione con il patrocinio del Comune di Bologna, di CONI e FIN Emilia Romagna per ricordare l'atleta bolognese cui è intitolato lo stadio e tutti i caduti. Vi parteciperanno il presidente del comitato Pietro Speziali e l'assessora allo sport del comune Roberta Li Calzi, oltre alla sezione locale della Anaoai.
A Firenze, alle 12:00, il vice presidente vicario della Federnuoto Andrea Pieri, nonché presidente della RN Florentia, l'assessora allo sport del comune Letizia Perini, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e il presidente del comitato regionale Roberto Bresci depositeranno una corona all'ingresso della piscina Costoli intitolata all'indimenticato campione e allenatore, vincitore di numerosi titoli e trofei nel nuoto e di ben quattro scudetti con la calottina biancorossa. Nel pomeriggio, inoltre, il vice presidente Pieri ricorderà i caduti nel corso dell'evento organizzato nel salone dei Cinquecento, in Palazzo Vecchio, per celebrare lo sport fiorentino con la partecipazione delle principali squadre della città che militano nelle massime serie dei rispettivi campionati.
A partire dalle 8:00 SKY trasmetterà un docufilm di 30 minuti a cura di Riccardo Re e Silvia Vallini, con la regia e il montaggio di Flavio Chioda, dal titolo "La fatale coincidenza. Il nuoto azzurro nel cielo di Brema '66", che racconta Bruno Bianchi, Amedeo Chimisso, Sergio De Gregorio, Carmen Longo, Luciana Massenzi, Chiaffredo Dino Rora, Daniela Samuele, Paolo Costoli e Nico Sapio, e ripercorre il drammatico evento con immagini e contributi inediti del presidente Barelli, di familiari e di atleti dell'epoca (leggi la programmazione).
Come è noto la Federazione Italiana Nuoto ricorda gli azzurri anche con la Coppa Caduti di Brema, cui è intitolato il campionato a squadre, che dal 1981 è inserita nel programma nazionale dell'attività agonistica e ha assorbito i memorial che si svolgevano sul territorio. Inoltre partecipa ogni anno con una numerosa selezione nazionale al Trofeo Nico Sapio di Genova, promosso ad evento che qualifica gli azzurri alla manifestazione internazionale di riferimento della stagione invernale.
Nel 2016, in occasione del 50esimo anniversario della tragedia, ha affisso delle targhe presso le piscine intitolate alle vittime:
Genova. Complesso la Sciorba, in via Adamoli 57 ove è dedicata una sala a Nico Sapio
Firenze. Piscina Paolo Costoli, in piazza Enrico Berlinguer 2
Trieste. Centro federale Bruno Bianchi, in passeggio Sant'Andrea 8
Torino. Piscina Usmiani, via Pier Domenico Olivero 40 (Dino Rora)
Milano. Piscina Daniela Samuele, via Trani 1
Venezia. Piscina Amedeo Chimisso, Fondamenta del Rio 2 Saccafisola
Bologna. Piscina Carmen Longo, via dello Sport Andrea snc
Roma. Foro Italico, via Largo de Bosis 3 (Sergio De Gregorio e Luciana Massenzi)
Gli azzurri periti nella Tragedia di Brema sono ricordati con una stele allo Stadio del Nuoto di Roma e al Tempio Sacrario degli sport acquatici e nautici eretto sulla via che porta a Brunate, elevato a cento metri da Como, in zona panoramica. Il Santuario è dedicato alla Madonna del Prodigio, una effigie bizantina, trovata in mare Adriatico il 12 settembre 1669 dai Conti Zancaropulo Berardo, mentre fuggivano dalla Candia caduta in potere dei Turchi e navigavano verso Venezia.
Per chiunque volesse conoscere meglio la storia degli azzurri consigliamo anche il docu-film "Tra le Onde nel Cielo" di Francesco Zarzana, e i libri "I ragazzi di Brema" di Gianfranco Natoli, "Azzurro" di Daniela Beneck e Paola Saini, "I ragazzi di Brema" di Dario Ricci, "L'ultima bracciata" di Francesco Zarzana e un capitolo de "Il buio oltre la gloria" di Giorgio e Paolo Viberti, di cui condividiamo l'estratto.
"Paff... bum" cantava quella sera Lucio Dalla, in coppia con il complesso inglese The Yardbirds, sul palco del XVI Festival della canzone italiana nel Salone delle Feste del Casinò di Sanremo. Erano le 18,51 del 28 gennaio 1966 e nei cieli della Germania si stava compiendo una delle più terribili tragedie nella storia dell’aviazione civile e anche nella storia dello sport. Il Convair CV-440 della Lufthansa con 46 persone a bordo precipitò durante la fase di atterraggio allo scalo di Brema. Un lampo poi lo schianto: "Paff... bum".
A bordo di quel volo Lufthansa 405 partito da Francoforte c’erano anche sette giovani nuotatori azzurri, quattro uomini e tre donne che in verità erano poco più che ragazzi: Sergio De Gregorio, Bruno Bianchi, Amedeo Chimisso, Luciana Massenzi, Dino Rora, Carmen Longo e Daniela Samuele. Avrebbero dovuto partecipare a Brema, nel nord della Germania, a uno dei più prestigiosi meeting internazionali di allora e confrontarsi, come in quegli anni non succedeva spesso, anche con i rivali americani, australiani, giapponesi... Nessuno dei 46 passeggeri riuscì a sopravvivere nell’immane disastro, che si portò via un’intera generazione del nuoto italiano e passò tristemente alla storia come la tragedia di Brema.
Bruno Bianchi, nato a Trieste, era stileliberista e capitano della Nazionale, 16 volte primatista italiano, il più vecchio e già veterano del gruppo, anche se appena ventiduenne. Nuotava a Torino per la squadra sponsorizzata dalla Fiat, azienda nella quale lavorava per pagarsi gli studi universitari, ed era allenato dal famoso Umberto Usmiani, per il quale aveva una sorta di venerazione. Era già stato azzurro anche alle Olimpiadi di Roma 1960 e Tokyo 1964, riuscendo a entrare in finale con le staffette 4x100 mista e 4x200 stile libero. Il diciannovenne veneziano Amedeo Chimisso, dorsista e primatista dei 200 misti, aveva imparato a nuotare nei canali della Giudecca, nella laguna veneta, e gareggiava per la Rari Nantes Patavium. Figlio di uno scaricatore di porto di Venezia, faceva il fattorino a tempo perso per cercare di sbarcare il lunario. Il romano Sergio De Gregorio, stileliberista e delfinista, cinque titoli italiani assoluti e pluriprimatista nazionale, avrebbe compiuto vent’anni a febbraio. Di giorno lavorava e di notte si allenava per l’A.S. Roma. Spaziava dai 200 ai 1500 stile libero e stabilì 16 record italiani. Lui pure era stato finalista con la staffetta azzurra ai Giochi di Tokyo 1964. Appena diciottenne e originaria di Bologna era Carmen Longo, ranista e mistista, primatista e campionessa italiana della Rari Nantes. Frequentava il liceo classico e nello zaino per Brema aveva messo anche un libro di Saffo, la sua poetessa preferita. Da Roma arrivava Luciana Massenzi, 20 anni, stileliberista e dorsista, quattro titoli assoluti, primatista dei 100 dorso. Tesserata per la Roma Nuoto, era stata azzurra agli Europei 1962 di Lipsia, sempre in Germania. La stessa età aveva Chiaffredo “Dino” Rora, dorsista e stileliberista torinese, come Bianchi tesserato per il Fiat. Per l’azienda automobilistica torinese lavorava inoltre come impiegato ed era uno dei quattro nuotatori italiani ad aver detenuto fino ad allora un record europeo (come Angelo Romani, Paolo Pucci e Fritz Dennerlein): 1’01”9 nei 100 dorso. Due anni prima era stato settimo con la staffetta azzurra nella 4x100 mista alle Olimpiadi di Tokyo. Appena 17 anni aveva infine Daniela Samuele, nata a Genova ma cresciuta a Milano nella Canottieri Olona, mistista e delfinista, la più giovane del gruppo. Nella sua valigia, accanto al costume, si era portata per l’occasione anche il suo primo abito da sera in chiffon. Con loro sul volo verso Brema c’erano anche il tecnico federale Paolo Costoli, fiorentino di 55 anni, ex ottimo nuotatore azzurro e poi eccellente pallanotista (quattro scudetti con la Rari Nantes Firenze), e il telecronista Nico Sapio, 36 anni, che avrebbe dovuto commentare le immagini televisive in eurovisione per la Rai. Nessuno si salvò in quel terribile schianto: erano le 18,51 di venerdì 28 gennaio 1966.
La notte dell’addio era il titolo della canzone di Iva Zanicchi che Mike Bongiorno stava presentando quella sera al Festival di Sanremo, trasmesso in diretta dal programma Nazionale della Rai. I telespettatori italiani rimasero a lungo ignari della tragedia di Brema. Allora non c’erano Internet, né telefoni cellulari, e la notizia del disastro arrivò solo molte ore dopo e con dispacci di agenzia lacunosi e frammentari. Il numero delle vittime e la dinamica dello schianto rimasero inizialmente incerti e controversi. Si parlò di condizioni meteo critiche, di illuminazione difettosa sulla pista dell’aeroporto, di scarsa visibilità, di manovra errata, di malore del pilota. Alcuni fra i soccorritori dissero di aver trovato il copilota al suo posto, deceduto sul colpo, ma con una tenaglia arrugginita in mano. Perché? In seguito fu accertato che quel giorno nella zona di Brema il meteo aveva previsto tempo inclemente e visibilità molto scarsa, tanto che sul Corvair della Lufthansa era stata imbarcata una quantità maggiore di carburante nell’eventualità di un atterraggio alternativo di emergenza all’aeroporto di Stoccarda. Il capitano Heinz Saalfeld, primo pilota di quel volo CV-440, decise invece di affrontare ugualmente la discesa su Brema. Verso le 18,40 l’aereo iniziò l’avvicinamento da est alla pista numero 27. Per la forte pioggia la visibilità era ridotta a 700 metri, con vento forte in coda. Furono probabilmente alcuni errori umani e tecnici a causare il disastro. Quando infatti l’aereo era ormai a una decina di metri dal suolo, il capitano Saalfeld capì che non sarebbe riuscito a tenerlo in pista e che sarebbe finito lungo. Così impostò una “riattaccata”, tentò cioè di riprendere quota con un immediato e nuovo impulso ai motori. Ma il Corvair da 21,5 tonnellate fece una brusca virata a sinistra, toccò probabilmente il suolo con l’ala di quel lato e si schiantò contro un campo 400 metri oltre la fine della pista dell’aeroporto, prendendo fuoco. Nello spaventoso rogo, spento dai vigili del fuoco circa un’ora dopo, l’aereo andò quasi completamente distrutto. Nessuno dei passeggeri sopravvisse.
La commissione che indagò sulla tragedia pubblicò il proprio rapporto solo un anno più tardi, concludendo che per il malfunzionamento di uno strumento di bordo l’aereo non imboccò il corretto corridoio di discesa e mantenne una quota superiore a quella necessaria per l’atterraggio. Il capitano Saalfeld, a causa dell’oscurità e della scarsa visibilità, probabilmente stimò l’altitudine in modo errato, impostando una discesa troppo ritardata. Per questo cercò in extremis di riprendere quota, senza però riuscirci. L’inchiesta non escluse nemmeno che il pilota fosse stato vittima di un malore proprio nella fase più critica della manovra. Ma non fu possibile eseguire l’autopsia sui resti del corpo del capitano Saalfeld, né l’aereo tedesco era dotato di un registratore di volo, all’epoca non ancora obbligatorio. Quel terribile disastro resterà per sempre avvolto nel mistero, quasi com’era avvenuto pochi anni prima, il 4 maggio 1949, nello schianto del Grande Torino sulla collina di Superga. Una tragedia, quella del Toro, rimasta nell’immaginario collettivo e nella memoria non solo degli sportivi, tanto quanto venne invece tristemente dimenticata quella di Brema.
Alcuni quotidiani italiani, il giorno successivo al disastro, riportarono la notizia di otto, e non sette, nuotatori azzurri periti, coinvolgendo nell’incidente anche Gianni Gross, uno dei migliori ranisti italiani di quegli anni, che però all’ultimo era stato escluso dalla squadra per il meeting tedesco. Fu proprio Gross a telefonare alle agenzie di stampa, comunicando che non era su quel volo e che dunque era vivo. Il destino gli era stato benevolo più o meno come era successo, per cause diverse, ad altri ottimi nuotatori azzurri di allora: Daniela Beneck aveva rinunciato per problemi fisici e personali; Pietro Boscaini per le precarie condizioni di forma; Elisabetta Noventa per un esame universitario improrogabile; Laura Schiessari per i postumi di un’appendicite. E all’ultimo momento, per motivi familiari e tecnici, si era defilato dalla trasferta anche l’allenatore Bubi Dennerlein, in seguito mentore della grande Novella Calligaris.
La sorte che salvò loro la vita voltò invece le spalle ai sette azzurri convocati per la trasferta di Brema, che era stata preceduta da una serie incredibile di coincidenze ed eventi sfavorevoli, quasi premonitori. Il volo previsto da Linate per la Germania, da tempo prenotato per i nuotatori italiani, venne infatti cancellato per la fitta nebbia sullo scalo milanese. La comitiva azzurra stava già per ripiegare su un’alternativa via terra (treno e pullman), ma si trovò all’ultimo momento un aereo della Swissair per Zurigo, con successive coincidenze per Francoforte e poi Brema. Gli azzurri però arrivarono a Francoforte in leggero ritardo, circa dodici minuti persi alla dogana che si rivelarono fatali: non riuscirono così a prendere la coincidenza già prevista per Brema e dovettero ripiegare sul volo successivo, che però non arrivò mai a destinazione.
"Un giorno tu mi cercherai" stavano cantando l’Equipe 84 e The Renegade al Festival di Sanremo e nelle tv degli italiani. "Se tu non fossi qui" era invece il brano di Peppino Gagliardi e Pat Boone: altri due titoli che sembravano una sinistra premonizione del disastro, così come certi strani comportamenti da parte degli stessi nuotatori azzurri convocati per Brema negli istanti e nei giorni che precedettero quel tragico viaggio. "Perdonami mamma, di tutto" aveva sussurrato al telefono Dino Rora, apparentemente senza alcun motivo, parlando con la madre poco prima di imbarcarsi per Brema, quasi fosse presago del dramma che si sarebbe compiuto di lì a poco. “La fanciullezza, stroncata dalla morte, è una cosa tremenda, ma in sé è anche divina, perché non ha conosciuto le sventure umane” aveva scritto invece nell’ultimo compito in classe Sergio De Gregorio. E Luciana Massenzi, durante il collegiale di preparazione a Catania, aveva sussurrato ai compagni di Nazionale una sera sulla spiaggia: "Voglio starmene da sola in riva al mare a ringraziare Dio per quello che ha creato". Poi, poco prima di partire per la sua ultima trasferta, si era confidata con l’amica Daniela Beneck, rimasta a casa: "Con questi aerei non si sa mai, ti saluto per l’ultima volta, per scaramanzia...".
Quel giorno a Brema in un attimo, un lampo, scomparve un’intera generazione del nuoto italiano. Nei teneri sguardi di quei sette ragazzi, che avrebbero meritato le prime pagine dei giornali per i loro meriti sportivi e non solo per il tragico destino che li accomunò, c’era tutta la generosità e la passione, l’ingenuità e l’abnegazione dei giovani campioni di un tempo, poveri ma belli, umili e per questo ancora più grandi, pur se anonimi e semisconosciuti in un’Italia che era appena tornata a galla dopo la seconda guerra mondiale ma che quasi non sapeva nuotare. “Non erano né ricchi né famosi – scrisse dopo la tragedia Dino Buzzati –. A guardare le loro foto fanno tenerezza e pietà. E poi l’Italia era a seguire Sanremo, una gara di nuoto in un Paese che non sa stare a galla non era così interessante”. Struggente fu il pensiero corsaro di Pier Paolo Pasolini: “Quei visi dimostrano un completo abbandono alla vita. Come forza, come gioventù. Io mi chiedo quale disegno ci sia in questa orrenda disgrazia successa a Brema. Che cosa hanno voluto dire questi giovani a noi che sopravviviamo a loro”.
Commovente sarebbe stato anche il ricordo dell’ex campionessa Daniela Beneck, allora non ancora ventenne e compagna di squadra in Nazionale dei Caduti di Brema, nel cinquantenario della tragedia: «Su quell’aereo ci sarei dovuta essere anch’io, invece d’accordo con il mio tecnico decisi di non andarci. Non so perché. A Brema c’ero già stata anni prima e quella piscina buia e fredda mi inquietava, mi metteva quasi paura. Così restai a casa – un sesto senso che le salvò la vita –. Per me non sono mai scomparsi, anzi. Erano amici prima che rivali, ragazzi meravigliosi con i quali avevo condiviso i miei anni migliori. Un giorno mi sono svegliata e loro non c’erano più. Ma li ho sempre dentro di me, rappresentavano i miei sogni. In tutti questi anni ho cercato di trasmettere il ricordo di quel gruppo, la pulizia e la straordinaria bellezza di quei ragazzi. Forse era destino che io non fossi con loro e restassi qui a raccontare chi erano, chi sono, i Caduti di Brema. Quel nuoto, quel mondo, quei ragazzi non esistono più. Faticavamo ogni giorno, solo per passione e per amicizia. Non guadagnavamo un soldo, anzi, ad ogni allenamento dovevamo pagare 30 lire. Per me ricordarli e farli ricordare è come una missione, che dura da 50 anni e continuerà fino a quando un giorno non li potrò riabbracciare».
il ricordo degli azzurri in occasione del 50esimo anniversario di Brema
60 anni dalla tragedia di Brema. Il docufilm di SKY. Teaser e programmazione
Sky Sport ha prodotto un documentario a cura di Silvia Vallini e Riccardo Re, con la regia e il montaggio di Flavio Chioda, dal titolo "La fatale coincidenza. Il nuoto azzurro nel cielo di Brema '66". Trenta minuti che raccontano il drammatico evento con immagini e contributi inediti del presidente Paolo Barelli, di familiari e di atleti dell'epoca per ricordare gli azzurri Bruno Bianchi (22 anni), Amedeo Chimisso (19), Sergio De Gregorio (19), Carmen Longo (18), Luciana Massenzi (20), Chiaffredo Dino Rora (20) e Daniela Samuele (17) che, accompagnati dall'allenatore Paolo Costoli (55) e dal giornalista Nico Sapio (36), non raggiunsero mai Brema dove avrebbero dovuto partecipare alla più prestigiosa manifestazione della stagione invernale trasmessa in eurovisione.
Segue la programmazione sui canali, disponibile anche on demand dal 28 gennaio
28 gennaio
su Sky Sport24 (canale 200)
Ore 8.00 e 10.30
Ore 14.30 prima parte
Ore 16.15 seconda parte
28 gennaio
su Sky Sport Uno
Ore 11.30 e 16.30
28 gennaio
su Sky Sport Arena
Ore 19.00
28 gennaio
su Sky Sport Max
Ore 24.00
Sky Documentaries
30 gennaio ore 20.45 e 23.00
31 gennaio ore 15.45
1 febbraio ore 15.00
Meeting di Ginevra. Ultima giornata. Conferme di Gastaldi e Angiolini
Azzurri rampanti anche nelle finali dell'ultima giornata del 59esimo Meeting di Ginevra, che ha messo in luce tanti giovani dall'Italnuoto.
Partenza con i 200 stile libero e con Francesco Volpe e Andrea Zanin rispettivamente secondo e terzo, battuti solamente dal britannico Freddie Ashley in 1'50"29. Il 18enne di Massa di Somma, ieri primo nella doppia distanza - tesserato per CS Portici e allenato da Vincenzo Allocco - scende per la prima volta in carriera sotto l'1'51 e tocca in 1'50"75; il 18enne di Vittorio Veneto - tesserato per Nottoli Nuoto e allenato da Laura Pianca Spiandin - in 1'51"10. Tra le femmine secondo posto per la toscana Lucrezia Domina. La 18enne di Prato - tesserata per H. Sport, seguita da Marco Marsili - chiude in 2'01"64, preceduta dalla portoghese Francisca Martins in 2'00"78.
Super primato personale e quaterna, dopo i successi nei 50 dorso, nei 200 misti e nei 100 farfalla, per Anita Gastaldi che si impone nei 200 farfalla di cui è bronzo europeo e primatista italiana in vasca corta. Notevole la prova della 23enne di Bra - tesserata per Carabinieri e VO2 Torino, allenata da Fabrizio Clari - che nuota in 2'10"45, sbriciolando il 2'13"03 siglato nel 2024 a Torino.
Vittoria di prestigio anche per Federica Toma che si impone nei 100 dorso. La 23enne salentina - tesserata per Carabinieri ed In Sport Rane Rosse, allieva di Mauro Borgia - tocca in 1'01"53; alle sue spalle una brava Benedetta Boscaro. La 18enne veneta - tesserata per Team Veneto, seguita da Andrea Franconetti - conclude in 1'02"46.
Altro successo, inoltre, per Lisa Angiolini che non lascia scampo alla concorrenza nei 100 rana. La 31enne senese - tesserata per Carabinieri e Virtus Buonconvento, allieva di Gianluca Valeri - nuota in 1'07"14, unica a scendere sotto all'1'08 in finale; alle spalle di Angiolini ruggisce la giovane umbra Lucrezia Mancini. La 18enne perugina - tesserata per Spoleto Nuoto e allenata da Pietro Santarelli - chiude in 1'09"43.
Così gli azzurri nelle finali della terza giornata
Domenica 25 gennaio
200 stile libero mas
1. Freddie Ashley (Gbr) 1'50"29
2. Francesco Volpe 1'50"75 pp (precedente 1'51"16 del 11/05/2025 a Napoli)
3. Andrea Zanin 1'51"10
200 stile libero fem
1. Francisca Martins (Gbr) 2'00"78
2. Lucrezia Domina (H. Sport) 2'01"64
200 farfalla fem
1. Anita Gastaldi (Carabinieri/VO2 Torino) 2'10"45 pp (precedente 2'13"03 del 15/07/2024 a Torino)
100 dorso fem
1. Federica Toma (Carabinieri/In Sport Rane Rosse) 1'01"53
2. Benedetta Boscaro 1'02"46
100 rana fem
1. Lisa Angiolini (Carabinieri/Virtus Buonconvento) 1'07"14
2. Lucrezia Mancini 1'09"43
COSì IN BATTERIA. Ultima sessione di batterie della 59esima edizione del Meeting di Ginevra, nella città, che da sempre rappresenta il fulcro economico della Svizzera, gli azzurri continuano a dominare la scena.
In apertura i 200 stile libero con i giovani Andrea Zanin e Francesco Volpe, già primo nei 400, che si qualificanoer la finale con il secondo e il quarto tempo. Il 18enne di Vittorio Veneto - tesserato per Nottoli Nuoto e allenato da Laura Pianca Spiandin - chiude in 1'52"47, sedici centesimi più veloce del 17enne di Massa di Somma - tesserato per CS Portici e preparato da Vincenzo Allocco - che tocca in 1'52"63. Davanti, ma la finale sarà molto incerta, c'è il francese Come Jaegle in 1'52"42. Tra le femmine secondo crono per la gigliata Lucrezia Domina, preceduta dalla forte portoghese Francisca Martins in 2'00"86. La 18enne di Firenze - tesserata per H. Sport e seguita da Marco Marsili - sigla un controllato 2'03"21.
Quarto tempo nei 200 farfalla e comodo passaggio del turno per Francesco Ceolin. Il 17enne di Feltre - tesserato per Team Veneto, allievo di Andrea Franconetti - conclude in 2'03"37. Guida lo spagnolo Andreas Gonzalez in 2'02"72 ed unico a scendere sotto ai 2'03 al mattino. Seconda tra le femmine, il bronzo europeo e primatista italiana in vasca corta, Anita Gastaldi in 2'15"07. La 23enne di Bra - tesserata per Carabinieri e VO2 Torino, allenata da Fabrizio Clari - è preceduta dall'iberica Laura Cabares in 2'13"27: l'azzurra va a caccia del poker dopo i successi nei 100 farfalla, nei 50 dorso e nei 200 misti.
Due azzurre guidano i 100 dorso: sono Benedetta Boscaro e Federica Toma (Carabinieri/In Sport Rane Rosse). La 18enne veneta - tesserata per Team Veneto, seguita sempre da Franconetti - comanda in 1'02"66 contro l'1'02"99 della salentina.
Dominio italiano, infine, anche nei 100 rana con Lisa Angiolini e Lucrezia Mancini a guidare il gruppo. Molto buono, considerando il periodo della stagione, il tempo della 31enne senese - tesserata per Carabinieri e Virtus Buonconvento - che stampa un discreto 1'07"78. Bene, ma più distante, anche la 17enne umbra - tesserata per Spoleto Nuoto, preparata da Piero Santarelli - che nuota in 1'09"96.
Così gli azzurri nelle batterie dell'ultima giornata
Domenica 25 gennaio
200 stile libero mas
1. Come Jaegle (Fra) 1'52"42
2. Andrea Zanin 1'52"47 qual. in finale
4. Francesco Volpe 1'52"63 qual. in finale
200 stile libero fem
1. Francisca Martins (Por) 2'00"86
2. Lucrezia Domina (H. Sport) 2'03"21 qual. in finale
200 farfalla mas
1. Andreas Gonzales (Esp) 2'02"72
4. Francesco Ceolin 2'03"37 qual. in finale
200 farfalla fem
1. Laura Cabares (Esp) 2'13"27
2. Anita Gastaldi (Carabinieri/VO2 Torino) 2'15"07 qual. in finale
100 dorso fem
1. Benedetta Boscaro (Team Veneto) 1'02"66 qual. in finale
2. Federica Toma (Carabinieri/In Sport Rane Rosse) 1'02"99 qual. in finale
Gli azzurri in Svizzera. Benedetta Boscaro (Team Veneto), Chiara Lamanna (Carabinieri/CC Aniene), Alessandra Leoni (Virtus Buonconvento), Lucrezia Mancini (Spoleto Nuoto), Francesco Ceolin (Team Veneto), Gabriele Garzia (In Sport Rane Rosse), Francesco Volpe (CS Portici) e Andrea Zanin (Nottoli Nuoto 74). Gli azzurri saranno seguiti dal responsabile tecnico delle squadre nazionali giovanili Marco Menchinelli e dai tecnici Andrea Franconetti e Pietro Santarelli.


