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I 70 anni dell'Angelo Biondo. Auguri Klaus

Tuffi
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"I tuffi prima di lui erano un’altra cosa. Klaus li ha cambiati, come i Beatles hanno cambiato la musica". Parole di Giorgio Cagnotto, rivale dal trampolino, ma soprattutto fraterno amico nella vita di Klaus Dibiasi. L'angelo biondo di Bolzano compie 70 anni. Lui che ha segnato una nuova epoca dei tuffi, aprendo una via per tutti i campioni che lo hanno seguito.


DI PADRE IN FIGLIO. I tuffi praticamente fin dalla nascita quel 6 ottobre 1947 a Soldad Hall in Austria: località nella quale il padre Carlo - tuffatore di ottimo livello che partecipò alle Olimpiadi di Berlino 1936 - si trasferiva durante i periodi di preparazione. Un predestinato insomma Klaus. Fin dai nove anni il padre lo portò in piscina, avvicinandolo ai tuffi quasi subito ma fu tutto quasi naturale. Neanche diciottenne entrò nel giro della Nazionale e strappò il pass per l’Olimpiade di Tokyo 1964, dopo un meeting organizzato appositamente per lui a Bolzano.

TOKYO 1964. La gara in Giappone - suddivisa in tre giorni - iniziò in sordina per Klaus: diciottesimo dopo due turni nel giorno d'apertura. Poi la svolta nella seconda giornata. Alzò il coefficiente dei tuffi e balzò all'ottavo posto e poi al primo nel pomeriggio, sbalordendo giudici, esperti e rivali che l'avevano sottovalutato. Il suo ingresso in acqua era unico, esteticamente mai visto: una torsione del polso al momento dell'ingresso per evitare gli spruzzi sollevati da coloro che entravano con i pugni chiusi. Poi pagò emozione ed inesperienza e il suo tre e mezzo avanti raggruppato (in chiusura di programma nell'ultima routine) non fu perfetto in entrata. Bob Webster, campione olimpico uscente e favorito alla vigilia, scavalcò l'azzurro e vinse con un margine ridotto (148,58 a 147,54) la gara dalla piattaforma 10 metri. Ma Dibiasi tornò in Italia con un argento inaspettato alla viglia: era solo l'inizio della leggenda dell'Angelo Biondo.
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Olimpiadi di Tokyo 1964. Klaus Dibias argento dietro a Bob Webster (Usa)

IL RIENTRO DA EROE E MEXICO 1968. Klaus a Bolzano, dove al rientro dal Giappone trovò tutta la gente ad applaudirlo, ottenne una copertura adeguata alla piscina dove si allenava nel periodo più caldo dell’anno: nei mesi invernali, sino a quel momento, era costretto ad allenarsi sui tappeti elastici in palestra. Dibiasi, tirato a lucido e preparato come non mai, arrivò alle Olimpiadi di Città del Messico 1968 con i gradi del favorito: lui non deluse le aspettative. Non si fece neanche intimorire dal suo avversario più accreditato il messicano Álvaro Gaxiola, spinto dal tifo sfrenato e assordante del pubblico di casa. Magistrale fu tutta l'olimpiade di Dibiasi che vinse l'oro al termine di una gara in cui presentò sempre tuffi da coefficienti elevati, con ampio margine su Gaxiola che si dovette accontentare dell'argento. L'Angelo Biondo era diventato il tuffatore più forte del mondo e arrichì quell'edizione dei Giochi con l'argento dai tre metri.
IL BIS E IL TRIS OLIMPICO PER IL MITO. A Monaco 1970 quattro anni dopo il bis d'oro, proprio il giorno prima dei tragici fatti di "Settembre Nero" che segnarono quell'Olimpiade; a fargli compagnia sul podio Giorgio Cagnotto splendido terzo e reduce dall'argento dal trampolino 3 metri. "Eravamo già sulla via del ritorno per Bolzano - ricorda sempre Klaus - quando dalla radio, increduli, abbiamo appreso quello che era accaduto a Monaco la notte stessa nella quale noi eravamo partiti. Il dopo fu tragico per tutti e anche i nostri festeggiamenti furono nell’ombra del terribile avvenimento".
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A Monaco 1972 Klaus (oro) e l'amico Giorgio (bronzo) insieme sul podio


A Montreal nel 1976  - dove fu alfiere della squadra italiana nella cerimonia di apertura dei Giochi - Klaus, nonostante un'infiammazione al tendine d'Achille della gamba destra e un dolore al collo, riuscì ancora una volta a stupire tutti coloro che lo davano per "finito": la forza era anche nel suo carattere mai domo e sempre sorridente; sapeva mascherare come pochi dolori ed imperfezioni. L'oro fu ancora suo: programma dal coefficiente alto e avversari a distanza siderale; vinse con 600 punti, record mondiale e olimpico; quasi quindici punti di scarto sul californiano ma cresciuto alle Hawaii Greg Louganis, appena sedicenne, che poi ne raccolse il testimone segnando l'era successiva dei trampolini.
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Dibiasi oro a Montreal 1976, alla sua destra il sedicenne Louganis argento


KLAUS E GIORGIO. La straordinaria carriera dell'Angelo Biondo altoatesino si concluse qui. Nel suo palmares ci sono anche due ori e due argenti Mondiali, tre ori e due argenti Europei. Ma non è mai rimasto lontano dal "suo" ambiente. Divenne commissario tecnico della Nazionale, non spezzando mai quel rapporto, che va ben oltre lo sport, con Giorgio Cagnotto, - anche lui splendido 70enne quest'anno e attuale coordinatore tecnico dell'Italia - che conquistò il bronzo alle Olimpiadi di Mosca 1980, proprio con Klaus allenatore. Nel 1981 è stato inserito nella International Swimming Hall of Fame, la Hall of Fame internazionale degli sport acquatici. Dibiasi è rimasto cittì della squadra olimpica fino ad Atlanta 1996.  Dal 1998 è membro della commissione tecnica della LEN, ricoprendo lo stesso ruolo per la FINA fino al 2017.
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GP Fina a Bolzano. Klaus Dibiasi, Tania e Giorgio Cagnotto


LA SCHEDA. Klaus Dibiasi nasce Solbad Hall in Austria il 6 ottobre 1947, per poi trasferirsi nel 1953 a Bolzano. Figlio del pluricampione italiano Carlo Dibiasi, che partecipò ai Giochi di Berlino del 1936, Klaus è stato un campione sia nei tuffi dalla piattaforma sia in quelli dal trampolino. Colse la sua prima vittoria internazionale nel 1963, a sedici anni non ancora compiuti, quando vinse la medaglia d'oro dalla piattaforma alla quarta edizione dei Giochi del Mediterraneo. L'anno seguente partecipò alla sua prima Olimpiade, vincendo la medaglia d'argento dalla piattaforma. Nella stessa specialità fu medaglia d'oro nelle successive Olimpiadi del 1968 a Città del Messico (dove vinse anche l'argento dal trampolino 3 metri), ai Giochi di Monaco di Baviera del 1972 e a quelli di Montreal 1976. In quest'ultima edizione, dove fu anche alfiere della squadra italiana alla cerimonia di apertura, totalizzò 600 punti, record mondiale e olimpico. Dotato di un fisico statuario, aveva come caratteristica peculiare l'entrata in acqua: i pochi schizzi sollevati contribuivano a convincere i giudici della validità della sua esecuzione. È l'unico tuffatore al mondo ad aver vinto tre olimpiadi consecutive nella stessa specialità ed in Italia è l'unico atleta, insieme a Valentina Vezzali, ad aver vinto tre olimpiadi consecutive nella stessa specialità in uno sport individuale. Oltre a Giorgio Cagnotto, suo amico-rivale, l'avversario più temibile per Dibiasi fu lo statunitense Greg Louganis che, essendo di tredici anni più giovane di Klaus, raccolse il suo testimone una volta che il tuffatore altoatesino si ritirò (1977) per intraprendere la carriera di tecnico. È stato l'allenatore della squadra olimpica in quattro edizioni dei Giochi: nel 1980 a Mosca, nel 1984 a Los Angeles, nel 1988 a Seoul e nel 1996 ad Atlanta, team Leader nel 2004 ad Atene e nel 2008 a Pechino, dirigente responsabile a Londra 2012 alla sua undicesima presenza olimpica. Nel 1981 è stato inserito nella International Swimming Hall of Fame, la Hall of Fame internazionale degli sport acquatici. Nel 2000 è stato eletto consigliere federale della Federazione Italiana Nuoto. Il 26 febbraio 2006 è stato portatore della bandiera olimpica nel corso della Cerimonia di chiusura dei XX Giochi olimpici invernali Torino 2006. È membro della commissione tecnica per i tuffi della LEN e lo è stato per la FINA fino al 2017.