Mondiali Lifesaving. Italia a quota undici
E' dominio azzurro nei 200 super lifesaver con gli strepitosi successi di Silvia Meschiari e Federico Gilardi. La 26enne emiliana di Modena - tesserata per Fiamme Oro - chiude in 2'22''31, venticentesimi meglio dell'aussie Davies Prue seconda in 2'22''51. Il 27enne piemontese - tesserato per Fiamme Oro e Rari Nantes Torino e già d'argento nei 200 ostacoli - nuota in 2'07''29, unico a scendere sotto i 2'08", precedendo l'australiano Matt Davis in 2'08''30 e il tedesco David Laufkotter terzo in 2'09''50; ai piedi del podio Daniele Sanna (In Sport Rane Rosse) quarto in 2'10''32.
In apertura di programma subito sorrisi dai 100 manichino con pinne. Tra i maschi successo del tedesco Jan Malkowksi in 44''72, ma alle sue spalle c'è il romano Andrea Piroddi (Fiamme Oro) che è d'argento in 45''22. Completa il podio il neozelandese Steven Kent (45''26) che precede di meno di un secondo Jacopo Musso in 46''20. La spagnola Antia Garcia in 52''31 si impone tra le femmine, dietro di lei la transalpina Magali Rousseau in 52''40 e l'azzurra Federica Volpini. La 25enne di Roma - tesserata per Fiamme Oro e d'oro e primatista del mondo nei 100 manichino torpedo con pinne (57"05) - è di bronzo in 52''75. E' terza nei 50 manichino anche Cristina Leanza (Aquatica Torino) in 35''93. Davanti alla 30enne di Moncalieri la britannica Zara Williams in 34''62 e la cinese Hulmin Wu in 34''71.
Le staffette infine regalano due argenti. La 4x50 mista con Marcello Paragallo (Gym Sportamnia Scafati), Andrea Piroddi, Federico Gilardi e Jacopo Musso sono secondi in 1'29''05; davanti a loro solo la Germania che domina con il record del mondo di 1'26''19. Paragallo, Piroddi e Gilardi con Daniele Sanna sono gli alfieri della 4x25 manichino d'argento in 1'05''90.
1. Antia Garcia (ESP) 52''31
2. Magali Rousseau (FRA) 52''40
3. Federica Volpini (ITA) 52''75
6. Samantha Ferrari (ITA) 53''28
1. Jan Malkowski (GER) 44''72
2. Andrea Piroddi (ITA) 45''22
3. Steven Kent (NZL) 45''26
2. Huimin Wu (CHN) 34''71
3. Cristina Leanza (ITA) 35''93
1. Danny Wieck (GER) 28''85
2. Matt Davis (AUS) 29''42
3. Chris Dawson (NZL) 29''43
6. Daniele Sanna (ITA) 30''67
2. Francia 1'20''83
3. Belgio 1'21''16
5. Italia 1'23''54
(Samantha Ferrari, Silvia Meschiari, Serena Nigris, Cristina Leanza)
2. Italia 1'05''90
(Marcello Paragallo, Andrea Piroddi, Federico Gilardi, Daniele Sanna)
3. Polonia 1'06''70
1. Silvia Meschiari (ITA) 2'22''31
2. Prue Davies (AUS) 2'22''51
3. Carina Doyle (NZL) 2'23''35
5. Samantha Ferrari (ITA) 2'26''53
200 super lifesaver M
1. Federico GIlardi (ITA) 2'07''29
2. Matt Davis (AUS) 2'08''30
3. David Laufkotter (GER) 2'09''59
4. Daniele Sanna (ITA) 2'10''32
1. Francia 1'38''87
2. Australia 1'38''90
3. Polonia 1'39''51
7. Italia 1'41''46
(Cristina Leanza, Samantha Ferrari, Silvia Meschiari, Federica Volpini)
1. Germania 1'05''51
2. Italia 1'05''90
(Marcello Paragallo, Andrea Piroddi, Federico Gilardi, Daniele Sanna)
3. Polonia 1'06''70
La Mediterranean Lifesaving Confederation a Ostia
Mondiali Lifesaving. I Masters suonano la nona
Cominciano bene i mondiali di salvamento per i colori azzurri. In attesa che prendano il via le gare dei National Team Open e Youth, previste dal 21 al 25 novembre, sono in svolgimento le gare Masters. L'Italia è rappresentata da sei atleti che dopo le prime due giornate in piscina hanno conquistato nove mededaglie (3-3-3). A guidare il gruppo in Australia c'è Federico Mastrostefano, ex azzurro e primatista mondiale dei 100 trasporto manichino agli assoluti di Livorno 2003, tesserato con il Swimming Club Alessandria, che si è laureato campione del mondo dei 100 metri manichino torpedo con pinne nella categoria 40/44 con il tempo di 58"75, davanti all'australiano Adam Moore (58"77) e al compagno di club Gianluca Volante (1'01"36). Nei 200 metri ostacoli, invece, medaglia d'oro per Gianluca Volante con 2'15"30 e d'argento per Federico Mastrostefano con 2'16"84, nella staffetta 4x50 mista (140/169) successo del quartetto del Swimming Club Alessandria composto da Stefano Mecca, Daniele Battegazzorre, Gianluca Volante e Federico Mastrostefano con 1'39"81 e nella staffetta 4x50 ostacoli medaglia d'argento con 1'55"81. Per Daniele Battegazzorre anche due bronzi nei 200 ostacoli e nei 100 torpedo 35/39 rispettivamente in 2'17"20 e 59"94. Completano il gruppo dei masters italiani ad Adelaide 2018 Bruna Ravera (Aquatica Torino, argento nei 100 torpedo 50/54 con 1'14"85) e Simona Pognant (Vigili del Fuoco Grosseto). Federico Mastrostefano - che è iscritto anche ai 100 metri manichino con pinne e alla 4x25 manichino - è diventato ben presto un personaggio televisivo. E' stato uno dei tronisti più amati di Uomini e Donne e la sua permanenza nel salotto di Maria de Filippi è stata tra le più lunghe ed ha partecipato all'Isola dei Famosi 7, presentata da Simona Ventura e vinta dal conduttore radiofonico e cantante Daniele Battaglia (figlio di Dodi).
Risultati completi
Mondiali Lifesaving. Azzurri verso Adelaide
La Nazionale maggiore è composta da Samantha Ferrari, Silvia Meschiari, Federica Volpini e Andrea Piroddi (Fiamme Oro Roma), Cristina Leanza (Aquatica Torino), Serena Nigris (Orizzonti SCSD), Susanna Cicali, Daniele Sanna e Mattia Lentini (In Sport Rane Rosse), Federico Gilardi (Fiamme Oro Roma/RN Torino), Marcello Paragallo (Gym Sportamnia Scafati) e Jacopo Musso (RN Torino). La selezione giovanile è formata da Lucrezia Fabretti (In Sport Rane Rosse) e Francesca Pasquino (Nuotatori Canavesani). Nello staff, con il team manager Giorgio Quintavalle e il commissario tecnico Antonello Cano, i tecnici federali Massimiliano Tramontana e Giorgiana Emili, il tecnico responsabile della squadra giovanile Giovanni Anselmetti, il medico Andrea Felici e la fisioterapista Enilda Nushi. In Australia sono nove ore mezza avanti rispetto all'Italia e gli azzurri avranno quattro giorni per ambientarsi e allenarsi sui campi gara.
Le novità. Rispetto alla squadra assoluta che ha partecpato all'edizione 2016 dei campionati del mondo a Eindhoven ci sono sei atleti nuovi: Susanna Cicali, Serena Nigris, Mattia Lentini, Marcello Paragallo, Andrea Piroddi e Jacopo Musso. Facevano già parte della squadra che in Olanda si era classificata seconda in vasca, quinta e terza delle europee nella classifica generale con 11 medaglie (5 d'oro, 1 d'argento, 5 di bronzo) Samantha Ferrari, Federico Gilardi, Cristina Leanza, Silvia Meschiari, Daniele Sanna e Federica Volpini. Esordio per le due youth Lucrezia Fabretti e Francesca Pasquino; Serena Nigris, oggi nella squadra senior, due anni fa aveva partecipato al mondiale con la Nazionale giovanile che vinse le gare in pscina e si classificò terza nel ranking generale conquistando 18 medaglie (9, 2, 7).
Siamo fatti per l'acqua. I coordinatori a Roma
Barelli su Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport
(di Lia Capizzi / Corriere dell Sera) Paolo Barelli, sottosegretario ai rapporti con il Parlamento, deputato di Forza Italia ma soprattutto dal 2000 presidente della Federnuoto: le 43 medaglie vinte dall’Italia a Parigi sono un bottino straordinario in uno degli Europei più competitivi di sempre.
«Ci voglio includere anche le 22 medaglie degli azzurri a Birmingham. Proprio voi del Corriere avete dedicato le prime cinque pagine di apertura a nuoto e atletica rilanciando il messaggio globale di una bella Italia che vince, che sorride, di campioni che sono un esempio».
L’Italia ha dominato le classifiche per Nazioni nei tuffi, nel nuoto di fondo e in vasca. Medaglie e piazzamenti, il termometro della profondità del movimento.
«Questi risultati sono figli di un miracolo italiano. Pensiamo a Gran Bretagna, Germania e alle nazioni nordeuropee che integrano lo sport come pilastro della formazione scolastica e universitaria.
Da noi tutto poggia sull’attività delle organizzazioni no-profit che sono le società sportive. Va incrementato il sostegno da parte dello Stato con ogni possibile azione. La realtà del nuoto è molto complessa e molto vulnerabile».
Si riferisce alle piscine?
«Certo, migliaia di metri cubi di acqua da depurare e scaldare con costi energetici enormi e con conseguenti oneri».
Per tamponare le emergenze, post Covid e rincari energetici, negli ultimi 4 anni sono stati stanziati quasi 180 milioni. Proprio lei ha esercitato una forte pressione nei confronti del governo di cui fa parte.
«È grazie a queste contribuzioni, concesse dal governo Meloni, se molte piscine sono riuscite a sopravvivere anziché chiudere. Sono state assegnate in maniera meritocratica a seconda dei metri quadrati di ogni piscina. Tenendo anche conto se una società sportiva fa attività agonistica».
L’agonismo cosa comporta in termini economici?
«Avere una squadra agonistica è un costo enorme perché tu devi dare a venti atleti, almeno quattro ore al giorno, tutta un’intera vasca. Con l’aumento dei costi energetici molte piscine hanno tagliato l’agonismo. Adesso dobbiamo tradurre il grande entusiasmo dei risultati di Parigi in fatti. Mettere in condizione le società sportive e le Federazioni di poter operare ancora meglio tagliando oneri e tasse».
Ne ha già parlato con i colleghi?
«La sensibilità c’è già, la premier Meloni si è esposta nel commentare il grande valore che danno i nostri campioni all’immagine del Paese, lei come il ministro degli Esteri Tajani. Anche il ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti, che sa bene come il nuoto sia benessere psicofisico, sa che imparare a nuotare significa salvare la propria vita. Peraltro lui nuota tre volte alla settimana nella piscina del Comando Generale della Guardia di Finanza e al centro federale di Pietralata. Sa chi lo allena? Stefano Battistelli».
Il Mitico Bibi, primo azzurro a vincere una medaglia olimpica al maschile, bronzo nei 400 misti a Seul 1988.
«Anche il ministro dello Sport e dei Giovani Abodi è stato un atleta della Lazio Nuoto. Ma potrei farle i nomi di politici che non appartengono al governo e che mi hanno tempestato di messaggi negli ultimi giorni. Quindi, il nuoto ha terreno fertile in tutto l’arco istituzionale, ma noi della Federazione continueremo a essere dei martellatori».
In che modo?
«C’è bisogno che sia gratificato chi fa agonismo. Il settore agonistico spinge a frequentare gli impianti, a fare attività motoria, ha un’importanza enorme. Ribadisco, con taglio di tasse,con la riduzione degli oneri comunali e regionali, con il taglio di quelli relativi all’energia. È un interesse generale, i frutti poi ce li ritroveremo in termini di benefici sulla società, sulla salute, sul welfare».
Il ciclone Curtis esploso a Parigi, con sei medaglie e un record del mondo. Papà Vincenzo si è commosso quando lei ha definito Sara «patrimonio dello sport italiano».
«Sara la seguiamo da anni, l’abbiamo portata minorenne ai Giochi di Parigi, l’abbiamo seguita quando è entrata nel Gruppo Sportivo dell’Esercito che in quel momento le poteva dare una tranquillità economica. Da gran talento non è mai stata spremuta per far risultati immediati, c’è stata la cura di farla crescere senza fretta. Abbiamo appoggiato in pieno la sua scelta di andare in America. Sara è un patrimonio, è il simbolo di come si può eccellere nelle gare e nello studio con il sacrificio, provenendo da una famiglia normalissima che ha privilegiato l’educazione e l’attività sportiva per i propri figli».
Un’Italia di campioni affamati che sanno comunicare e si aiutano. Chiara Pellacani a 23 anni è una leader sorridente.
«Le cinque medaglie di Chiara sono qualcosa di incommensurabile. Anche Ginevra Taddeucci con i suoi due ori nella Senna. Nicolò Martinenghi è la faccia della gioventù che soffre, che ha degli acciacchi, ma non scende da un podio internazionale dal 2021. Avere lui e Greg Paltrinieri come capitani la dice tutta su quello che quest’Italia rappresenta e sa trasferire, come umanità e come esempio».

(di Elisabetta Esposito / la Gazzetta dello Sport) Paolo Barelli ripensa ai trionfi europei di Parigi, al lungo percorso di rinascita del nuoto italiano e sussurra: «Ma sì, chiamiamolo pure miracolo, ma un miracolo che nasce dalla nostra organizzazione».
Perché in un Paese in cui le società sportive faticano, gli impianti lasciano a desiderare e le scuole (al contrario di quello che avviene in altre parti del mondo, «sapete che in Olanda è obbligatorio alle elementari?») non possono fare la loro parte, tornare dalla spedizione francese con 43 medaglie, 13 d’oro, conquistando più podi di tutti, non è per niente facile. Il presidente della Federnuoto, onorevole di Forza Italia e Sottosegretario di Stato, è convinto che ci si riesca grazie al «metodo Italia», fatto di competenza, dedizione e un po’ di scaltrezza, anche se ripete con una certa frequenza: «Piedi per terra». Lo dice da sempre. Sembra funzionare.
Barelli, il primo pensiero quando si è chiusa quest’avventura?
«Posso essere sincero? Il primissimo è stato un po’ di stizza per le due medaglie d’oro perse per un centesimo, ma presto è rimasta solo la gioia per questi ragazzi, per le società che li hanno preparati e per i grandi margini di miglioramento che vedo. Sappiamo che Olimpiadi e Mondiali saranno un’altra cosa, però è chiaro che c’è una grande soddisfazione nel vedere che in mezzo a mille difficoltà riusciamo sempre a emergere al meglio. Io non smetto mai di ricordare che abbiamo impianti complicati, monodisciplinari, con spese energetiche altissime che le società non riescono a sostenere. E se c’è da risparmiare la prima cosa che salta è lo spazio per l’agonismo. È necessario supportarle, altrimenti tra qualche anno, altro che 43 medaglie...».
Sembra preoccupato.
«Noi siamo sempre sul chi va là, perché le difficoltà economiche sono tante e questo mette a repentaglio il futuro delle nostre discipline. Se negli ultimi 4 anni non ci fossero stati questi benedetti 170 milioni di contributi dal governo, distribuiti in maniera meritocratica, molte piscine oggi sarebbero chiuse e allora addio grandi risultati, che danno anche visibilità al Paese e sono da traino, come dice il ministro Tajani, anche per il Made in Italy. Credo che il governo dovrà nel proprio interesse essere ancora più vicino alle società sportive, cercando di abbattere certi oneri e tasse non più tollerabili. Finora ci siamo confrontati con persone che hanno saputo ascoltare, come i ministri Abodi e Giorgetti, che peraltro - vi do una chicca - è un grande appassionato di nuoto e tre volte alla settimana si allena con Stefano Battistelli».
Oggi riusciamo comunque a fare la differenza. Merito anche di centri federali e tecnici, giusto?
«Giusto. I centri federali hanno sicuramente dato uno spunto e una spinta maggiore viste le difficoltà di molti atleti a trovare spazi d’acqua adeguati, per questo continuiamo a lavorare su ulteriori potenziamenti: siamo in attesa di definire un accordo con il Comune di Palermo, città strategica. Si fa tutto in grande sinergia con le società e con i gruppi sportivi militari, ma i centri federali sono un valore aggiunto a cui tanti si sono affidati, da Fioravanti a Pellegrini, Paltrinieri, Ceccon, Razzetti... Quanto agli allenatori, abbiamo un settore d’istruzione tecnica all’avanguardia e osservato speciale di tanti Paesi. I nostri sono tra i migliori al mondo perché sono obbligati ad affinare le competenze per scovare ogni campioncino e oggi è difficile che qualcuno ci sfugga. Poi sanno comprendere al meglio gli atleti. La gestione di Sara Curtis ad esempio è stata molto oculata: fino allo scorso anno nuotava poco più di una volta al giorno, c’è stata l’attenzione di rispettare i tempi della sua maturazione. Ne valeva la pena».
Quando è iniziata la rinascita del nuoto italiano?
«Prima di Sydney 2000. Quei primi ori di Fioravanti e Rosolino sono stati un volano di interesse per le nostre società e i giovani, è stato il punto di svolta da cui è partita la crescita costante del movimento, un lavoro fatto all’unisono con la Federazione ad alimentare questo circolo virtuoso».
Che ora punta su Los Angeles 2028.
«Questi risultati un certo ottimismo ce lo danno, ma io sono prudente: noi siamo bravi a sfruttare al meglio ogni carta che abbiamo, ma gli altri hanno un mazzo molto più numeroso da cui pescare. Fortunatamente continuiamo a scovare piccoli campioni: ai recenti campionati giovanili di Roma qualche bel fenomeno si è visto, come Cristian Tassan Caser, 48.37 nei 100 stile libero. E poi Alessandra Mao, una ragazza che teniamo protetta perché ha 15 anni e ha uno spazio enorme di miglioramento».
Presidente, parliamo delle emozioni di Parigi?
«Ne voglio ricordare quattro: i record del mondo di Sara Curtis, le cinque medaglie di Chiara Pellacani, i due ori nel fondo di Ginevra Taddeucci e la tripletta di Simona Quadarella che mi fa sperare in una stupenda medaglia olimpica».
Oggi, 19 agosto 2026, qual è il sogno ad occhi aperti di Paolo Barelli?
«Eguagliare a Los Angeles il numero di medaglie di Parigi, ma con le squadre di pallanuoto qualificate per le finali». Anche nei sogni, meglio tenere i piedi per terra…

Barelli su TuttoSport: "Il nostro progetto punta sulla base"
(Giandomenico Tiseo / TuttoSport) Il presidente della Federnuoto spiega il boom degli azzurri agli Europei di Parigi dove abbiamo dominato grazie al contributo di differenti generazioni.
Sipario sulla Ville Lumière acquatica: l'Italia torna a casa con 13 ori, 15 argenti e 15 bronzi, 43 medaglie complessive, più di qualsiasi altra nazione. La Gran Bretagna la precede di un solo oro, ma con 26 podi. Un bilancio che certifica la profondità e la continuità del movimento azzurro, capace di brillare in discipline diverse. Tra i protagonisti, i cinque ori di Chiara Pellacani, il tris di Simona Quadarella e il record di Sara Curtis, sei medaglie in una sola edizione. Un risultato ancora più significativo con il ritorno in forze della Russia.
A tracciare la rotta della Federazione Italiana Nuoto è Paolo Barelli, presidente della Fin dal 2000, deputato di Forza Italia e sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento. La domanda, allora, è inevitabile: perché il nuoto italiano continua a vincere? Qual è il segreto di questa ripetitività?
«Segreto poco. È un progetto nato ormai 20 anni fa e consolidato da oltre 15. Prevede un lavoro condiviso tra le società affiliate e le squadre nazionali, attraverso convention tecniche e campionati giovanili che favoriscono l'emulazione e la crescita dei giovani. È un meccanismo che migliora progressivamente la qualità e permette di dare più spazio alla tecnica e alla preparazione».
Quindi la forza parte dalla base?
«Certo. Abbiamo circa 1.500 società e allenatori e istruttori che lavorano con attenzione. Quando emerge un giovane atleta di grande valore, facciamo di tutto per non perderlo».
Quanto è difficile oggi costruire e mantenere questa base?
«È sempre più difficile. Gli impianti hanno costi elevatissimi, soprattutto per l'energia. Una piscina che prima spendeva 5-6 mila euro può arrivare oggi a spenderne oltre 20 mila. E quando bisogna tagliare i costi, spesso a essere sacrificati sono gli spazi per l'attività agonistica».
Qual è la situazione degli impianti in Italia?
«È complicatissima e il problema dura da 20-30 anni. Lo sport in Italia non è sufficientemente presente nelle scuole e nelle università e le amministrazioni comunali hanno spesso difficoltà economiche a gestire piscine, che sono costose sia da costruire sia da mantenere».
Come interviene la Fin?
«Da oltre dieci anni sosteniamo le amministrazioni comunali nella gestione degli impianti. Abbiamo centri federali e collaboriamo nella gestione di strutture a Roma, Napoli, Torino, Livorno e Verona».
La carenza di impianti resta quindi un'emergenza?
«Certamente. Negli ultimi anni, senza il sostegno del governo e i contributi alla gestione, molte società avrebbero rischiato di chiudere».
Il rischio è che a pagare il conto sia proprio il movimento che produce i campioni?
«Credo che i risultati ottenuti e il grande valore dei nostri giovani possano favorire un ulteriore sostegno. Il problema resta che noi gestiamo impianti che consumano molta energia».
Tra i Next Gen, Sara Curtis è esplosa agli Europei. Che cosa rappresenta per voi?
«L'opinione pubblica la conosce oggi grazie ai risultati e ai record, ma noi la seguiamo da anni. È stata convocata giovanissima alle Olimpiadi di Parigi, è arrivata in finale ai Mondiali e ha ottenuto grandi risultati a livello giovanile. La conosciamo e la sosteniamo da tempo».
Avete sostenuto anche la sua scelta di studiare negli Stati Uniti?
«Sì. La Federazione incoraggia gli atleti che vogliono crescere anche dal punto di vista culturale e universitario ad accettare le opportunità offerte da importanti università straniere».
Un modello già sperimentato con successo?
«Sì. Anche Pellacani studia in un'università della Florida e continua a lavorare a stretto contatto con tecnici italiani. Non siamo gelosi delle esperienze all'estero: crediamo che confrontarsi con ambienti stimolanti possa aumentare il valore di un atleta».
Dal punto di vista tecnico, quanto può ancora crescere Sara Curtis?
«Molto. Fino allo scorso anno i suoi allenamenti erano ancora adeguati alla giovane età. Ora sta aumentando il lavoro e ha ancora ampi margini di crescita. La conosciamo da anni e la sosteniamo insieme alla sua famiglia».
Da una giovane, passiamo a un uomo d'esperienza: Gregorio Paltrinieri. Cosa può dire della rottura nel percorso con Fabrizio Antonelli?
«Non c'è stata nessuna rottura. Antonelli è cresciuto professionalmente con la Federazione e ha ricevuto un'offerta dalla nazionale cinese. Ha scelto di cambiare vita e di affrontare una nuova esperienza internazionale».
E per Gregorio cosa succederà?
«Avrà un nuovo tecnico, che è già stato individuato. Come è successo con Stefano Morini e poi con Antonelli, troveremo una soluzione adeguata. Ad Antonelli facciamo un grande in bocca al lupo».
Guardando a Los Angeles, qual è lo stato di salute degli sport acquatici italiani?
«Siamo in continua evoluzione. Lavoriamo con i tecnici per trovare le condizioni migliori, sostenere le squadre nazionali e sviluppare programmi che permettano agli atleti di essere sempre più competitivi. Teniamo a tornare ai vertici anche nella pallanuoto, attraverso un processo di rinnovamento».
E quale sarà la priorità?
«Mettere gli atleti che oggi sono già leader nelle migliori condizioni possibili, permettendo loro di allenarsi al meglio e arrivare pronti all'appuntamento olimpico, senza però dimenticare che per continuare a vincere, però, bisogna soprattutto preservare e ampliare la base del movimento».



Barelli su Repubblica: "Modello vincente"
(di Alessandra Retico / la Repubblica) Paolo Barelli, presidente della Federnuoto dal 2000, deputato di Forza Italia, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, cosa raccontano i successi agli Europei di Parigi?
«Che abbiamo un sistema virtuoso, che è anomalo in Europa dove i successi sportivi sono figli di un’attività scolastica, universitaria o comunale: le belle facce e storie degli azzurri che stiamo vedendo a Parigi, ma anche a Birmingham nell’atletica, sono il risultato dell’enorme sforzo delle società sportive, del volontariato, dei gruppi militari e dei migliori tecnici. E questo vale dall’attività motoria a quella agonistica. Questa realtà è un modello che si sta dimostrando vincente: va tutelato al di là degli schieramenti politici, lo sport è trasversale e va sostenuto sempre di più».
Come?
«Investendo di più, abbattendo le tasse che negli anni si sono aggiunte anche al no profit. Il nuoto è particolarmente complesso. Promuoviamo la cultura dell’acqua perché significa salute, risparmio sui costi sanitari e anche salvamento della vita, visto che i morti per annegamento negli anni ’60 erano circa 1600, oggi con lo sviluppo dell’attività balneare e turistica si sono ridotti a 300, che sono sempre tanti: dobbiamo portarli a zero».
Ma mantenere una piscina costa.
«I costi dell’energia sono quadruplicati dal 2019: una vasca va depurata con minimo sei cicli di acqua l’ora, significa che 1000 m³ devono girare sei volte, va scaldata perché va tenuta a una temperatura che possa essere frequentata da bambini e anziani, deve essere minimo a 28°. Se non ci fosse stato l'aiuto del governo in questi anni, anche col Covid in mezzo, molte piscine avrebbero chiuso. Società e federazione sostengono un’attività energivora per produrre benessere fisico e campioni».
Quali sono i numeri di praticanti e società?
«Sono circa 1.500.000 gli iscritti alle oltre 700 scuole nuoto federali, 1500 circa le società affiliate, 200 mila gli agonisti, 5 milioni i praticanti, quasi 26mila i tecnici, 2400 piscine totali e 14 centri federali. E’ un movimento enorme, per l’attività di base e di vertice, che appunto si sostiene spesso sul volontariato».
Sara Curtis è anche un veicolo nuovo per tutto il movimento?
«Rappresenta appieno l’immagine della gioventù italiana. Una ragazza piena di talento, positiva, determinata, con una storia bella da raccontare, di ispirazione per molti. E’ cresciuta a Savigliano da una famiglia normale come tante, semplice, di quelle che tirano la cinghia per far studiare e fare praticare sport ai figli. Con una mamma venuta in Italia dalla Nigeria attraversando l’Europa, un papà ciociaro trasferito in Piemonte. Lei che va in America per migliorarsi nello sport e negli studi. Piena di energia, educata, vogliosa, è il ritratto di una generazione con una mentalità che guarda positivamente al futuro. E che ci fa sperare. Non solo Sara, penso anche agli altri nostri azzurri, a Nicolò Martinenghi, Simona Quadarella, Thomas Ceccon, Benedetta Pilato, oltre ai ragazzi dell’atletica. L’immagine positiva che stanno mostrando al mondo e i loro risultati non sono un caso ma la conseguenza di un'organizzazione capillare che è un modello vincente che deve essere di esempio anche per settori finanziari, economici e industriali».

Europei di Parigi. Medagliere Italia (13-15-15)
Segue il medagliere dell'Italia ai campionati europei delle discipline acquatiche, in svolgimento a Parigi.
ORI (13)
T. Chiara Pellacani, Matteo Santoro, Sarah Jodoin Di Maria e Raffaele Pelligra nel team event con 410.60 punti / 31 luglio
T. Chiara Pellacani e Matteo Santoro nel sincro misto 3m con 305.85 punti / 2 agosto
T. Chiara Pellacani nel trampolino 1m con 298.90 punti / 2 agosto
T. Chiara Pellacani nel trampolino 3m con 358.05 punti / 4 agosto
T. Chiara Pellacani ed Elisa Pizzini nel sincro trampolino 3m con 308.07 punti / 6 agosto
F. Ginevra Taddeucci nella 10 km in 2h07'49"9 / 4 agosto
F. Ginevra Taddeucci nella 5 km in 1h02'31"2 / 5 agosto
N. Nicolò Martinenghi nei 100 rana in 58"58 / 11 agosto
N. Nicolò Martinenghi nei 50 rana in 26"57 / 15 agosto
N. Simona Quadarella negli 800 stile libero in 8'15"55 / 11 agosto
N. Sara Curtis nei 50 dorso in 26"56 RM / 13 agosto
N. Simona Quadarella nei 1500 stile libero in 15'46"22 / 14 agosto
N. Simona Quadarella nei 400 stile libero in 4'01"34 / 16 agosto
ARGENTI (15)
A. Filippo Pelati nel tecnico del solo con 241.7008 punti / 31 luglio
A. Filippo Pelati nel libero del solo con 252.8713 punti / 3 agosto
A. Lucrezia Ruggiero e Filippo Pelati nel tecnico del duo misto con 229.0092 punti / 2 agosto
T. Simone Conte e Raffaele Pelligra nel sincro piattaforma con 416.46 punti / 4 agosto
F. Italia nella staffetta mista 4x1500 in 1h03'41"3 / 8 agosto
con Barbara Pozzobon, Ginevra Taddeucci, Marcello Guidi, Gregorio Paltrinieri
GA. Elisa Cosetti dai 20m con 297.20 punti / 8 agosto
GA. Andrea Barnaba dai 20m con 386 punti / 8 agosto
N. Alberto Razzetti nei 400 misti in 4'10"40 / 10 agosto
N. Simone Cerasuolo nei 50 rana in 26"62 / 15 agosto
N. Anita Gastaldi nei 200 misti in 2'10"07 / 15 agosto
N. Benedetta Pilato nei 50 rana in 29"94 / 16 agosto
N. Thomas Ceccon nei 100 dorso in 52"28 / 16 agosto
N. 4x100 stile libero femminile in 3'33"19 RI / 12 agosto
con Emma Virginia Menicucci (53"85), Sara Curtis (52"29), Chiara Tarantino (53"68), Alessandra Mao (53"37)
N. 4x100 mista femminile in 3'53"60 RI / 16 agosto
con Sara Curtis (58"43 RI), Benedetta Pilato (1'04"53), Anita Gastaldi (57"07), Emma Virginia Menicucci (53"57)
N. 4x100 mista maschile in 3'28"86 / 16 agosto
con Thomas Ceccon (52"72), Nicolò Martinenghi (58"00), Alberto Razzetti (51"13), Carlos D'Ambrosio (47"01)
BRONZI (15)
A. Lucrezia Ruggiero e Filippo Pelati nel libero del duo misto con 255.1641 punti / 1 agosto
A. Italia nel libero della squadra con 256.1558 punti / 3 agosto
con Beatrice Andina, Valentina Bisi, Beatrice Esegio, Marta Iacoacci, Alessia Macchi, Sofia Mastroianni, Susanna Pedotti e Giulia Vernice
A. Italia nel tecnico della squadra con 284.6725 punti / 4 agosto
con Beatrice Andina, Valentina Bisi, Beatrice Esegio, Marta Iacoacci, Alessia Macchi, Sofia Mastroianni, Susanna Pedotti, Giulia Vernice
A. Italia nell'acrobatic routine con 219.2545 punti / 5 agosto
con Beatrice Andina, Valentina Bisi, Marta Iacoacci, Alessia Macchi, Giorgia Lucia Macino, Sofia Mastroianni, Susanna Pedotti, Giulia Vernice
T. Stefano Belotti e Matteo Santoro nel sincro trampolino 3m con 386.07 punti / 3 agosto
F. Linda Caponi nella 10 km in 2h08'03"4 / 4 agosto
F. Gregorio Paltrinieri nella 5 km in 55'44"7 / 5 agosto
F. Barbara Pozzobon nella 5 km in 1h02'35"1 / 5 agosto
F. Ginevra Taddeucci nella 3 km knockout sprint / 7 agosto
N. Sara Curtis nei 100 stile libero in 52"72 / 11 agosto
N. Simone Cerasuolo nei 100 rana in 58"90 / 11 agosto
N. Thomas Ceccon nei 200 dorso in 1'53"96 RI / 12 agosto
N. Benedetta Pilato nei 100 rana in 1'05"89 / 12 agosto
N. 4x100 stile libero mixed in 3'20"80 RI / 14 agosto
con Carlos D'Ambrosio (47"86), Thomas Ceccon (47"56), Sara Curtis (51"79), Emma Virginia Menicucci (53"59)
N. Sara Curtis nei 50 stile libero in 23"99 RI / 15 agosto
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Foto di Giorgio Scala / DBM
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Nuoto: stile libero, rana o dorso? Qualunque sia la scelta, il corpo ringrazia
Il medico federale Lorenzo Marugo rilascia un'intervista al quotidiano la Repubblica sui benefici del nuoto, che riportiamo integralmente.
Circolazione, mobilità e cuore: praticato in modo mirato potenzia e trasforma il corpo. L’apnea che regala un’esperienza ‘sublime’. Il segreto è scoprire quali sono le nostre esigenze e dedicarci a questo sport senza inutili (e dannose) esagerazioni. Non dobbiamo sfidare i campioni che in questi giorni gareggiano agli Europei di nuoto
(di Giulia Masoero Regis / la Repubblica) Non serve esagerare: secondo uno studio pubblicato a gennaio sulla rivista Bmj Medicine, è sufficiente nuotare una o due ore a settimana per portarsi a casa la maggior parte dei benefici. Non dobbiamo sfidare i campioni che i questi giorni gareggiano agli Europei di nuoto.
"I principali vantaggi riguardano gli effetti su circolazione, mobilità e cuore, con piccole differenze a livello muscolo-scheletrico in base agli stili", conferma Lorenzo Marugo, medico federale della Federnuoto. "Se stile libero e dorso potenziano maggiormente la muscolatura di braccia, schiena e petto; la rana, invece, incide di più sulle cosce e il delfino sui muscoli addominali e lombari".
A ciascuno il suo stile
Consigliato dai medici per mantenersi in forma, il nuoto può essere praticato in modo mirato a seconda delle proprie esigenze. "Per la schiena è perfetto il dorso, che aiuta nella postura aprendo le spalle, e anche il crawl, a patto di respirare sia a destra sia a sinistra per evitare alterazioni della simmetria muscolo-scheletrica". Se si è principianti, invece, sono meno raccomandati rana e delfino: "Quando la coordinazione tra braccia e gamba non è ottimale, infatti, la colonna si può inarcare in iperlordosi, un movimento che non giova a chi soffre di lombalgia". La rana va evitata anche da chi presenta problemi ai menischi, mentre chi soffre di cervicalgia non dovrebbe flettere il collo, pensando di agevolare la respirazione oppure di controllare meglio la direzione durante il dorso. La posizione corretta è sempre con lo sguardo verso il soffitto o rivolto al cielo".
E se l’obiettivo in vasca (o al mare) è quello di potenziare le gambe, l’ideale è la tavoletta alla mano: "La battuta dei piedi di dorso, stile libero e delfino è come un colpo di frusta: impiega tutta la muscolatura, dalla schiena ai glutei fino alle cosce e ai polpacci", conclude Marugo.
L’esperienza sublime dell’apnea
Sott’acqua si attivano meccanismi fisiologici che condividiamo con i mammiferi marini: i benefici sono legati alla fisica dei gas e alle modificazioni meccaniche indotte dalla pressione. Il sistema nervoso parasimpatico favorisce una condizione di profondo rilassamento e spinge a riconoscere i segnali del proprio corpo. Con le dovute cautele.
Chi volesse provare l’esperienza “sublime” dell’apnea deve sapere che esiste una caratteristica che condividiamo con i mammiferi marini, come delfini e foche. Ed è il cosiddetto riflesso di immersione, un meccanismo che si attiva quando ci immergiamo trattenendo il respiro e mette in moto una serie di risposte fisiologiche innate.
"Il cuore riduce la sua frequenza per risparmiare ossigeno, i vasi sanguigni di braccia e gambe si contraggono, deviando il flusso del sangue verso gli organi vitali, la milza rilascia più globuli rossi e la pressione esercitata sui polmoni aumenta l’ossigeno disponibile", spiega Gerardo Bosco, medico subacqueo e iperbarico, professore all’Università di Chieti.
"La pratica dell’apnea, se eseguita correttamente e in sicurezza, comporta numerosi benefici legati alla fisica dei gas e alle modifiche meccaniche indotte dalla pressione: stimola la circolazione e rafforza il cuore, attiva il sistema nervoso parasimpatico, favorendo uno stato di profondo rilassamento, riducendo l’ansia e migliorando la regolazione emotiva, e infine insegna a riconoscere i segnali del proprio corpo e a controllare la respirazione", aggiunge il medico.
Attenzione ai rischi
Tuttavia, non è scevra da rischi. Può accadere anche a persone allenate: le immersioni possono determinare stress vascolare, riduzione dell’efficienza respiratoria e accumulo di liquidi nei polmoni. Da dove cominciare? L’ideale è rivolgersi ai centri di sub locali, ai club sportivi con piscina o ai diving center costieri: le reti più affidabili per trovare corsi certificati sono quelle della federazione Fipsas, della scuola Apnea Academy e dell’associazione internazionale Aida.
foto di Giorgio Scala / DBM


