"I tuffi prima di lui erano un’altra cosa. Klaus li ha cambiati, come i Beatles hanno cambiato la musica". Parole di Giorgio Cagnotto, rivale dal trampolino, ma soprattutto fraterno amico nella vita di Klaus Dibiasi. L'angelo biondo di Bolzano cinquant'anni vinse a Montreal 1976 il terzo oro olimpico consecutivo dalla piattaforma, dopo quelli di Messico 1968 e di Monaco 1972 ognuno con una storia differente, ognuno da leggenda.
Quello di Montreal fu sicuramente il più difficile di tutti e quello con maggiori pressioni, perché Klaus fu alfiere della squadra italiana nella cerimonia d'apertura e soprattutto l'angelo biondo arrivò in Canada in condizioni fisiche a dir poco imperfette: aveva infatti un'infiammazione al tendine d'Achille della gamba destra e un dolore al collo, riuscì ancora una volta a stupire tutti coloro che lo davano per "finito"; la forza era anche nel suo carattere mai domo e sempre sorridente; sapeva mascherare come pochi dolori ed imperfezioni. L'oro fu ancora suo: programma dal coefficiente alto e avversari a distanza siderale; vinse con 600 punti, record mondiale e olimpico; quasi quindici punti di scarto sul californiano ma cresciuto alle Hawaii Greg Louganis, appena sedicenne, che poi ne raccolse il testimone segnando l'era successiva dei trampolini.
Dibiasi oro a Montreal 1976, alla sua destra il sedicenne Louganis argento
Fu l'ultima "recita" di Klaus Dibiasi che concluse la sua carriera proprio con quell'oro che lo rese leggenda: come lui nessuno mai. Nel suo palmares ci sono anche due ori e due argenti Mondiali, tre ori e due argenti Europei. Ma non è mai rimasto lontano dal "suo" ambiente. Divenne commissario tecnico della Nazionale, non spezzando mai quel rapporto, che va ben oltre lo sport, con Giorgio Cagnotto, Nel 1981 è stato inserito nella International Swimming Hall of Fame, la Hall of Fame internazionale degli sport acquatici. Dibiasi è rimasto cittì della squadra olimpica fino ad Atlanta 1996. Dal 1998 è membro della commissione tecnica della LEN, ricoprendo lo stesso ruolo per la FINA fino al 2017.
LA SCHEDA. Klaus Dibiasi nasce Solbad Hall in Austria il 6 ottobre 1947, per poi trasferirsi nel 1953 a Bolzano. Figlio del pluricampione italiano Carlo Dibiasi, che partecipò ai Giochi di Berlino del 1936, Klaus è stato un campione sia nei tuffi dalla piattaforma sia in quelli dal trampolino. Colse la sua prima vittoria internazionale nel 1963, a sedici anni non ancora compiuti, quando vinse la medaglia d'oro dalla piattaforma alla quarta edizione dei Giochi del Mediterraneo. L'anno seguente partecipò alla sua prima Olimpiade, vincendo la medaglia d'argento dalla piattaforma. Nella stessa specialità fu medaglia d'oro nelle successive Olimpiadi del 1968 a Città del Messico (dove vinse anche l'argento dal trampolino 3 metri), ai Giochi di Monaco di Baviera del 1972 e a quelli di Montreal 1976. In quest'ultima edizione, dove fu anche alfiere della squadra italiana alla cerimonia di apertura, totalizzò 600 punti, record mondiale e olimpico. Dotato di un fisico statuario, aveva come caratteristica peculiare l'entrata in acqua: i pochi schizzi sollevati contribuivano a convincere i giudici della validità della sua esecuzione. È l'unico tuffatore al mondo ad aver vinto tre olimpiadi consecutive nella stessa specialità ed in Italia è l'unico atleta, insieme a Valentina Vezzali, ad aver vinto tre olimpiadi consecutive nella stessa specialità in uno sport individuale. Oltre a Giorgio Cagnotto, suo amico-rivale, l'avversario più temibile per Dibiasi fu lo statunitense Greg Louganis che, essendo di tredici anni più giovane di Klaus, raccolse il suo testimone una volta che il tuffatore altoatesino si ritirò (1977) per intraprendere la carriera di tecnico. È stato l'allenatore della squadra olimpica in quattro edizioni dei Giochi: nel 1980 a Mosca, nel 1984 a Los Angeles, nel 1988 a Seoul e nel 1996 ad Atlanta, team Leader nel 2004 ad Atene e nel 2008 a Pechino, dirigente responsabile a Londra 2012 alla sua undicesima presenza olimpica. Nel 1981 è stato inserito nella International Swimming Hall of Fame, la Hall of Fame internazionale degli sport acquatici. Nel 2000 è stato eletto consigliere federale della Federazione Italiana Nuoto. Il 26 febbraio 2006 è stato portatore della bandiera olimpica nel corso della Cerimonia di chiusura dei XX Giochi olimpici invernali Torino 2006. È membro della commissione tecnica per i tuffi della LEN e lo è stato per la FINA fino al 2017.


