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Una serata per celebrare il terzo oro olimpico dell'Angelo Biondo

Tuffi
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Emozioni, ricordi, anedotti e pagine di storia da rivivere. Tutto questo è stata "Leggenda" la serata evento svolta lunedì 27 luglio al Beach Club di Ostia e dedicata a Klaus Dibiasi. L'angelo biondo capace di scrivere una pagina unica nella storia dei tuffi e delle Olimpiadi. Dalla piattaforma dei 10 metri, Klaus Dibiasi ha conquistato l’argento a Tokyo 1964 e tre medaglie d’oro olimpiche consecutive: Città del Messico 1968, Monaco 1972 e Montreal 1976. Un’impresa straordinaria: è l’unico tuffatore al mondo ad aver vinto tre Olimpiadi consecutive nella stessa specialità.
Una serata particolare, in un giorno particolare perchè proprio 50 anni fa, il 27 luglio 1976 Klaus Dibiasi conquistava a Montreal l’oro olimpico che lo consacrava definitivamente nella leggenda. A condurre la serata, cui ovviamente era presente il campionissimo azzurro, Iacopo Volpi. Presente anche il segretario generale FIN Antonello Panza.
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L'intervento del segretario generale FIN Antonello Panza. "E' per me un grande piacere portare, in questa occasione così significativa, il saluto della Federazione Italiana Nuoto e rendere omaggio a una delle figure più importanti della storia dello sport italiano: Klaus Dibiasi. La data di oggi (ieri ndr) non è casuale. Il 27 luglio 1976, esattamente cinquant’anni fa, Klaus conquistava a Montreal la sua terza medaglia d’oro olimpica consecutiva dalla piattaforma dei dieci metri, portando a compimento un’impresa mai realizzata prima e tuttora ineguagliata. Celebrare oggi quell’anniversario significa certamente ricordare una vittoria entrata nella leggenda. Ma significa anche ripercorrere la storia di un uomo che ha legato tutta la propria vita ai tuffi, alla maglia azzurra e alla Federazione Italiana Nuoto. I numeri della sua carriera sono impressionanti e, a distanza di tanti anni, conservano intatta la loro eccezionalità. È ancora oggi l’unico tuffatore ad aver vinto per tre edizioni consecutive dei Giochi olimpici la gara dalla piattaforma. Un’impresa che basterebbe, da sola, a collocarlo nella leggenda. L’anno successivo arrivò l’esordio olimpico a Tokyo. Aveva appena diciassette anni e fu preceduto dallo statunitense Bob Webster per soli 1,04 punti. Con Giorgio Cagnotto condivise allenamenti, trasferte, Olimpiadi e tanti momenti della vita. Furono rivali in gara, ma sempre legati da una profonda amicizia. Anche questo è uno degli insegnamenti più belli della loro storia: la competizione può essere durissima senza mai far venire meno il rispetto e l’affetto tra gli atleti. Oggi, cinquant’anni la sua terza storica consecutiva medaglia olimpica, siamo qui a celebrare una vittoria che non appartiene soltanto alle statistiche sportive. Quell’oro è divenuto parte della memoria collettiva del nostro Paese e continua a rappresentare uno dei momenti più alti dello sport italiano ai Giochi olimpici.
Dopo aver ricevuto tanto dallo sport, Klaus ha continuato a restituire allo sport esperienza, competenza e passione. Terminata la carriera agonistica, è diventato allenatore federale e direttore tecnico della Nazionale, guidando e accompagnando generazioni di atleti. È stato allenatore della squadra olimpica a Mosca 1980, Los Angeles 1984, Seul 1988 e Atlanta 1996; team leader ad Atene 2004 e Pechino 2008; dirigente federale a Londra 2012 e componente della FINA a Rio de Janeiro 2016. A Parigi 2024, alla sua tredicesima presenza olimpica complessiva, è stato invitato come ospite speciale dal Comitato organizzatore. È stato inoltre consigliere federale e responsabile del settore tuffi, componente degli organismi tecnici internazionali e docente del Settore Istruzione Tecnica della Federazione, continuando a rappresentare con autorevolezza la scuola italiana.
Il ragazzo che era salito per la prima volta sulla piattaforma accompagnato dal padre è diventato, a sua volta, maestro e punto di riferimento per tanti giovani.Questa continuità rappresenta forse la parte più preziosa della sua eredità. Le medaglie raccontano ciò che un atleta ha vinto; gli insegnamenti trasmessi agli altri raccontano ciò che ha lasciato.Klaus ha attraversato tante stagioni della Federazione Italiana Nuoto senza mai allontanarsi veramente dalla sua famiglia sportiva. Atleta, tecnico, commissario tecnico, consigliere e dirigente: ruoli diversi, vissuti sempre con lo stesso stile, fatto di competenza, riservatezza, rigore e profondo attaccamento alla maglia azzurra.Questo impegno prosegue ancora oggi anche attraverso l’Associazione Sportiva Dilettantistica Carlo Dibiasi, che Klaus ha fondato nel 1990 e della quale è il.Presidente.Klaus continua a promuovere i tuffi, a ricercare e formare nuovi talenti e a mettere la propria straordinaria esperienza a disposizione di bambini, giovani atleti e tecnici.In questo percorso Klaus è affiancato da Laura Schermi, atleta della Nazionale, cinque volte campionessa italiana assoluta e sua compagna di vita. Laura condivide con lui non soltanto gli affetti familiari, ma anche la passione e l’impegno quotidiano nella scuola di tuffi, contribuendo direttamente alla preparazione degli atleti.Esattamente cinquant’anni fa, il 27 luglio 1976, con il tuo ultimo tuffo Klaus entrava definitivamente nella leggenda. Da allora non hai mai smesso di accompagnare il nostro sport, mettendo la tua esperienza e la tua passione al servizio degli altri.Grazie, Klaus, per aver scritto una pagina irripetibile dello sport italiano e per continuare, ancora oggi, a scriverne di nuove attraverso i giovani che formi e ai quali trasmetti i valori più autentici dello sport".
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E' stato letto, inoltre, un ricordo del presidente della Federazione Italiana Nuoto Paolo Barelli. "I tuffi prima di lui erano un'altra cosa. Klaus li ha cambiati, un po' come i Beatles cambiarono la musica". Queste parole sono di Giorgio Cagnotto, rivale e suo fraterno amico, e sono attualissime. Dibiasi ha segnato un'epoca, aprendo la strada a generazioni di campioni. Stasera celebriamo la sua straordinaria carriera; l'unico tuffatore al mondo ad aver conquistato tre ori olimpici consecutivi nella piattaforma, a cinquant'anni esatti dal trionfo di Montreal 1976. Un palmarès unico, arricchito da altre medaglie olimpiche, mondiali ed europee - prosegue Barelli Lasciata la squadra nazionale, Klaus è sempre rimasto vicino alla famiglia della Federazione Italiana Nuoto. Ha rivestito ruoli tecnici e dirigenziali ed è diventato un riferimento dell'attività internazionale. Tuttora continua a vivere il bordo vasca, a 78 anni, dispensando consigli e raccontando la sua passione per una disciplina che gli italiani cominciarono ad amare grazie a lui. Resta un esempio. Semplicemente una leggenda”.