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50° Settecolli. Roma olimpica sì o no?

Nuoto
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(di Piero Mei) «Sono molto felice! Mi piace lo Stadio del Nuoto di Roma», ha detto David Verraszto. «In questa piscina e con questa atmosfera si poteva soltanto nuotare bene. Credo che verrò sempre a Roma», ha detto Ranomi Kromowidjojo. «La piscina più bella del mondo» ha scritto Federica Pellegrini, postando in anticipo una foto dell’impianto del Foro Italico.
Sarebbe un molto mini-sondaggio, come spiegano quelli delle tv interattive, hashtag e spingi il tasto verde per dire di sì, a favore di Roma.
Un mini-sondaggio, aggiungono, di nessun valore scientifico, ma che potrebbe essere la minimale spiegazione di un trend: quello che vuole Roma capitale dello sport e che la avrebbe voluta ri-olimpica, dopo il 1960, già nel 2004 quando vinse Atene truccando i conti (e forse non solo) come si sa, e candidata poi per il 2020, con grandissime chances di vittoria specie ora che Madrid  naviga in acque peggiori perfino delle nostre, Istanbul è alle prese con una primavera turca e, verso settembre e la scelta di Buenos Aires, non resta forse che Tokyo.
Qualcuno ha parlato di necessità di una “follia visionaria” per il rilancio italiano: i Giochi Olimpici reinventati furono giusto il frutto di una “follia visionaria”, quella del Barone De Coubertin, che molto patrocinò, senza successo ai tempi, l’organizzazione dei Giochi a Roma.
Il Foro Italico di questi tempi è lì a mostrare la sua naturale vocazione: dal calcio di Klose e Totti e la finale dolce-amara (questione di punti di vista) della Coppa Italia, ai colpi di Nadal, Djokovic e Federer, di Serena e della Sharapova, ai balzi di Usain Bolt, alle bracciate ogni stile di Federica Pellegrini per non citare che i più noti e amati (compreso il derby azzurro fra Settebello e Settebellino), ai prossimi incontri con le bellissime e i fusti del beach volley, tutto sta a sottolineare ancora questa vocazione ed a mettere un mattoncino alla “follia visionaria” della quale necessitiamo. E se non lo chiedesse lo sport, lo suggerirebbe la necessità di cercare ogni soluzione per dare una possibilità a tanti ragazze e ragazzi d’Italia in cerca di una opportunità: le Olimpiadi lo sarebbero, specie se immaginate con spirito londinese e pensieri di mondo che verrà.
Ragazze e ragazzi d’Italia che coltivano grandi sogni, come quello di Fabio Scozzoli, rana e principe: hanno voglia di conquistare, se non il mondo, almeno il mondiale. La Generazione 2.0 chiede di essere messa alla prova: perché no?